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Andrea Mesiani colto da malore mentre fa lo sciopero della fame davanti la Prefettura

Reggio Calabria 9 maggio 2019 - La fame nel mondo (?) ... è vicina a noi.

Andrea Mesiani colto da malore dopo tre giorni di sciopero della fame davanti la Prefettura di Reggio Calabria.


La percezione dei battiti del cuore, della vita, vengono meno quando si è senza niente. Senza lavoro, senza dignità-
Trovare ogni giorno la tavola vuota, senza potere e aver nulla da mangiare alla propria famiglia non deve mai accadere. Non oggi. Non adesso. Non a Reggio Calabria. In nessuna parte del mondo.



Eppure la storia di Andrea ci dice questo. Ci racconta di una tavola vuota oramai da molto tempo, di una moglie e di due figli che lo aspettano sempre con amore.
Tutti insieme intorno ad una tavola vuota, piena però di orgoglio, affetto, amore. Non solo sofferenza.

Perchè Andrea, nonostante le sue battaglie, tutte vinte, nelle sedi opportune, ben due e sentenze lo reintegrano nel suo posto di lavoro, è ancora disoccupato?!!???
Un disoccupato, licenziato per inabilità al lavoro. Due sentenze smentiscono la sua inabilità. Andrea può lavorare. Può riprendere la sua attività e il suo stipendio.
Così purtroppo, ad oggi, non è.

Tutto ciò lo ha portato ad un gesto estremo, simbolico. Lo sciopero della fame, davanti la Prefettura. Come dice lui ironizzando: morire di fame qui o a casa non vi è differenza alcuna.

Il suo è un urlo di dolore. Un urlo che trova sordi intorno a sè. Prefettura, AVR.

Oggi si è toccato il fondo. Tre giorni senza alcuna risposta, senza mangiare. Andrea crolla. Sta male. Proprio lì, davanti la Prefettura di Reggio Calabria.
Un cuore batte e combatte per i propri diritti. Viene soccorso dal Sindaco Giuseppe Falcomatà e dal Presidente del Consiglio Demetrio Delfino. Arriva l'ambulanza. 

Lo sguardo di Andrea è triste, sofferente. La sua è una battaglia per la vita. E lui lo sa bene.
La sua vita non vale più nulla, solo e ancora subire ingiustizie.
Basta voglio morire. Meglio morire. Lasciarsi morire. Con dignità e la consapevolezza di aver fatto tutto, anche l'impossibile, per la propria famiglia, prima ancora che per se stesso.

Noi non ci stiamo.
Chiediamo Giustizia per Andrea, per la sua famiglia.
Spazio per i sogni e le parole non vi è più.

Concretezza.


Ridate il lavoro ad Andrea Mesiani.


E subito!!!!


Luigi Palamara

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