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Serie A, un bilancio prima di ricominciare

La sosta per le feste natalizie è un’occasione utile per le prime valutazioni stagionali, a due turni dal termine del girone d’andata. Juventus e Inter comandano la classifica, le romane inseguono, Milan e Napoli le delusioni più amare. Si riprende tra tre giorni, il 5 gennaio.

Il testa a testa tra Juve e Inter sa di campionato apertissimo

Otto scudetti consecutivi, conquistati tra il 2012 e il 2019, hanno sottolineato come la Juventus sia stata in questi anni un autentico tritacarne per qualsiasi ambizione avversaria. Dodici mesi fa, per esempio, a questo punto del campionato i punti di distacco tra i bianconeri e il Napoli secondo in classifica erano già otto. Eppure quest’anno ai campioni d’Italia in carica sta tenendo testa l’Inter: dopo diciassette turni, le due squadre sono appaiate in testa alla classifica con 42 punti ciascuno. Quanto basta per parlare di campionato aperto, e per nulla scontato.

Da un lato la Juventus che con Maurizio Sarri ha cambiato radicalmente filosofia rispetto agli ultimi cinque anni targati Allegri: un modello calcistico nuovo che, in molte occasioni, è sembrato non essere stato ancora pienamente assorbito dai calciatori. Non sono mancati i passaggi a vuoto, soprattutto nell’ultimo mese: le due sconfitte contro la Lazio (una in Supercoppa), le prime stagionali, o il pareggio interno contro il Sassuolo. Nel frattempo, i bianconeri hanno messo a segno il loro primo colpo di mercato del nuovo decennio: il classe 2000 Dejan Kulusevski, di proprietà dell’Atalanta ma messosi in luce a Parma (dove a meno di sorprese dovrebbe restare fino a fine anno). Un investimento che prevede una base di 35 milioni di euro più eventuali 9 di bonus.

Dall’altro l’Inter, rinvigorita dalla cura di una vecchia conoscenza bianconera come Antonio Conte: l’ex allenatore del Chelsea ha ridato gioco e fiducia ai nerazzurri, che, nonostante qualche assenza forzata di troppo (negli ultimi mesi Barella, Sensi e Sánchez su tutti), stanno procedendo a passo spedito. Nemmeno la sconfitta nello scontro diretto contro la Juve o l’eliminazione in Champions League hanno scalfito la compattezza dell’Inter. Tra le due capoliste, c’è da scommettere che sarà un duello di nervi fino alle ultime battute della stagione.

Lotta serrata nei posti Champions

Alle spalle delle due battistrada, la grande rivelazione dell’anno è la Lazio, capace di accorciare fino a tre punti dalla vetta. Al momento la squadra di Simone Inzaghi ha sei lunghezze di ritardo, ma deve recuperare la partita casalinga contro il Verona (in programma il 5 febbraio). Merito di un finale di 2019 in crescendo per i biancocelesti, che hanno ottenuto ben otto vittorie consecutive (striscia ancora aperta). Sono riusciti a battere due volte in due settimane la Juventus – prima in campionato, poi in Supercoppa – e, con l’eliminazione precoce dall’Europa League, per il resto della stagione potranno concentrarsi esclusivamente sulle competizioni 

Anche l’altra squadra della Capitale, la Roma, sta vivendo un gran momento: dopo qualche balbettio iniziale, il progetto di gioco costruito dal neoallenatore Paulo Fonseca ha dato i propri frutti, soprattutto in termini di risultati: i giallorossi hanno vinto cinque volte nelle ultime sette giornate, e sono al quarto posto con quattro punti di vantaggio. Attenzione, però, alle inseguitrici: l’Atalanta soprattutto, che ha chiuso il 2019 con la storica qualificazione agli ottavi di Champions e con un perentorio 5-0 rifilato al Milan. La squadra di Gasperini non può più essere definita una sorpresa, e ha dalla sua il miglior attacco del campionato con 43 reti. Ha invece stupito tutti il Cagliari, sesto a -2 dall’Atalanta e a -6 dalla Roma, anche se le ultime due sconfitte contro Udinese e Lazio hanno rallentato la marcia di Nainggolan e compagni. Ma l’impressionante striscia di 13 risultati utili consecutivi dà l’idea di una squadra che può legittimamente aspirare a un posto nelle coppe europee 

Le grandi deluse: Napoli e Milan

Ha sorpreso invece in negativo il Napoli, che con 24 punti in classifica è ottavo e ha un ritardo di undici lunghezze dal quarto posto. La crisi di risultati – gli azzurri in campionato non hanno vinto per otto turni di fila, in pratica per due mesi – ha costretto la dirigenza a salutare Carlo Ancelotti (passato nel frattempo all’Everton) per sostituirlo con Gennaro Gattuso, che al secondo tentativo è riuscito a conquistare la prima vittoria della sua gestione: 2-1 a Sassuolo, in rimonta. Difficile pensare a un Napoli che possa tornare protagonista nei prossimi mesi, anche se si cercherà in tutti i modi di riuscire nella miracolosa impresa di raggiungere la zona Champions.

Ancora più complicata appare la situazione del Milan, soprattutto dopo la pesante sconfitta per 5-0 sul terreno dell’Atalanta – con un passivo che i rossoneri hanno subito in Serie A soltanto altre tre volte nella loro storia. Il progetto Giampaolo – con una ricerca dei risultati tramite il gioco e la valorizzazione dei giovani – non è mai decollato, e dopo sette giornate la società lo ha sollevato dall’incarico per prendere Stefano Pioli. Un cambio in panchina che, per la verità, non ha dato gli effetti sperati: la media punti è rimasta invariata (1,2 a partita) e tanti giocatori, inizialmente centrali nel progetto, stanno rendendo molto al di sotto delle aspettative. La classifica spiega bene il momento no del Milan: il decimo posto, con 21 punti, dice che la zona retrocessione è più vicina del sesto posto che vale l’Europa League (7 punti contro 8). L’arrivo di Zlatan Ibrahimovic potrebbe dare una scossa, soprattutto morale, all’intero ambiente, ma non nascondere i problemi di una squadra in piena crisi di identità.

Il resto del campionato

Parma (settimo), Bologna (nono) e il neopromosso Verona (dodicesimo) sono tra le squadre che meglio hanno fatto in rapporto alle aspettative di inizio stagione, mentre per le genovesi è stato un girone di andata da incubo: il Genoa è ultimo, la Samp quartultima con un solo punto di vantaggio sulla zona retrocessione. Entrambe hanno già cambiato allenatore – il Genoa, anzi, lo ha già fatto due volte. In totale, le squadre che si sono affidate al cambio di tecnico sono già state sette: a Brescia Corini è tornato in sella dopo essere stato sostituito temporaneamente da Grosso, Ranieri ha preso il posto di Di Francesco nella Sampdoria e a Udine Gotti ha rilevato Tudor.

Di Gattuso e Pioli si è già detto, e l’ultimo avvicendamento è quello di Beppe Iachini che ha preso il posto di Montella a Firenze. Proprio i viola, dopo quello che sembrava un positivo avvio di stagione con le giocate di classe del veterano Ribery e del gioiellino Castrovilli, sono precipitati in classifica, con soli tre punti di vantaggio sulla zona retrocessione. Per loro, come per tante squadre del nostro campionato, la salvezza andrà conquistata nel 2020.

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