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L’importanza di dormire bene


Un recente studio ha messo in guardia sulle conseguenze dei problemi del sonno sulle nostre facoltà cognitive. Dormire, e farlo bene, è un elemento essenziale per condurre una vita sana ed equilibrata. Ma la qualità del sonno dipende da tantissimi fattori ed è soprattutto una questione soggettiva. Ecco cosa c’è da sapere sul tema e alcuni consigli utili.

Dormire male fa male

Un team di ricercatori dell’Università di Qingdao, in Cina, ha scoperto la correlazione fra i problemi legati al sonno e l’aumento di deficit cognitivi ( fino al 27%) e di demenza (fino al 25%) dovuto al minor apporto di ossigeno al cervello.

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Ma le conseguenze di una cattiva qualità del nostro riposo spaziano dall’impatto negativo sul nostro sistema immunitario (e quindi sulla nostra propensione ad ammalarci) e su quello cardiocircolatorio, alla probabilità di incorrere in ansia, stress e depressione fino a ripercuotersi sulla bilancia.

A ognuno il suo sonno

Stabilire le caratteristiche di un buon sonno ristoratore, però, non è così semplice. La maggior parte degli esperti concorda nel definire sufficienti dalle 7 alle 9 ore di sonno a notte, ma anche questo dato varia al variare di diversi fattori, primo fra tutti l’età. Stando alle linee guida della National Sleep Foundation, i neonati fino a 3 mesi, per esempio, necessitano di almeno 14 ore, mentre per gli anziani sopra i 65 anni ne possono bastare 7. Recenti studi hanno individuato una variante genetica che sembrerebbe permettere agli individui che la possiedono di ottenere il riposo sufficiente da sessioni di sonno di 4-6 ore.

Il triste destino dei ‘gufi’

A queste considerazioni, bisogna aggiungere che il ritmo di veglia e sonno imposto dagli orari di scuola e lavoro non si adatta a tutte le persone. Da tempo negli Usa si è aperto un acceso dibattito sull’orario di inizio delle lezioni. Secondo molti esperti, non dovrebbe avvenire prima delle 8:30, anche sulla base delle nuove abitudini di bambini e adolescenti che, passando molte ore di fronte a uno schermo, hanno più difficoltà ad addormentarsi presto rispetto ai loro coetanei del passato.

Per gli adulti le cose non vanno comunque meglio. Nonostante sia dimostrato ormai che le persone hanno ritmi biologici diversi, con alcuni più produttivi al mattino e altri più svegli nelle ore serali, gli orari di lavoro restano piuttosto standardizzati e costringono i ‘nottambuli’ a piegare la loro natura alla sveglia mattutina.

Assecondare la cronobiologia

Si tratta della disciplina che studia i ritmi vitali e negli ultimi anni ha conosciuto un crescente interesse. Grazie alla cronobiologia, oggi sappiamo che alle varie fasi del giorno corrispondono attività più o meno adatte, in virtù degli enzimi e degli ormoni che il nostro corpo produce a orari diversi. Al netto delle individuali preferenze, quindi, alcune regole base possono aiutarci a condurre una vita più sana e, tutto sommato, più facile.

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