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REGGIO CALABRIA. Luigi Catalano (Destre Unite): "Dal bisogno di legalità alla criminalizzazione"

REGGIO CALABRIA. Le strategie perseguite dai vertici della politica per mostrarsi “corretti” sono molteplici, ma quando nella morale entra in gioco la scelta dei candidati tutti hanno in comune lo stesso modus operandi e cioè quello di privare della morale il suo preteso beneficiario.

La sinistra e la destra non hanno inserito, nelle liste delle prossime elezioni Regionali della Calabria, alcuni soggetti che hanno avuto procedimenti giudiziari; tale scelta è stata detta forse dal bisogno di compiacere i partiti e/o per dimostrare all’elettore che loro fanno “pulizia in casa”. 

Tutto ciò sembra in linea con i principi di correttezza morale, ma questi aspiranti candidati alcuni sono ancora da processare ed altri assolti; quindi la scelta dei partiti appare in spregio alla giustizia per coloro che sono stati definiti innocenti ed anticipatoria di sentenza e di giustizialismo per coloro ancora da giudicare. 

Ecco la discriminazione: Berlusconi, indagato nella trattativa Stato-mafia ancora oggi è il leader del partito Forza Italia nonché europarlamentare. Salvini indagato e soprattutto sostenitore di Siri indagato nel caso Arata per aver favorito soggetti indagati per mafia, Renzi indagato lui ed anche i genitori l’elenco potrebbe essere infinito.

La domanda che mi pongo è la seguente: come mai i partiti non destituiscono anche questi soggetti? Dobbiamo pensare che essere indagato e/o processato in Calabria è un’altra cosa? Eppure la Calabria fa parte dell’Italia ed anche in questa terra i principi ed diritti sono garantiti dalla stessa Costituzione.

La criminalità è un fatto oggettivo, va identificata e combattuta con ogni mezzo, ma soprattutto con la certezza di colpire chi ha commesso davvero i reati. 
La delinquenza diventa spesse volte un fenomeno socialmente costruito per danneggiare una realtà già martoriata; in Calabria non bisogna criminalizzare ma occorre dare speranze di crescita.

 Invito i cittadini Calabresi a recarsi nei seggi elettorali in memoria di tutti coloro che hanno perso la vita per darci questa possibilità, ma se non gradite nessun candidato non mettete scheda bianca, lasciate un segno tangibile. 

Il presidente non può rifiutarsi perché passibile di multa e reclusione fino a tre mesi. Cosi facendo il vostro voto non va a nessuno.

ISTRUZIONI PER L’ELETTORE:


  1.     Andare a votare, presentarsi con i documenti + tessera elettorale e farsi vidimare la scheda;
  2.     NON TOCCARE LA SCHEDA (se si tocca la scheda viene contata come nulla e quindi rientra nel meccanismo del premio di maggioranza);
  3.     ESERCITARE IL DIRITTO DI RIFIUTARE LA SCHEDA (dopo vidimata), dicendo: “rifiuto la scheda per protesta, e chiedo che sia verbalizzato!”
  4.     pretendere che venga verbalizzato il rifiuto della scheda;
  5.    esercitare, se si vuole, il proprio diritto di aggiungere, in calce al verbale, un commento che giustifichi il rifiuto (ad esempio: “nessuno dei politici inseriti nelle liste mi rappresenta” oppure “perché nessun partito ha nel suo programma il ripristino della sovranità monetaria costituzionale”), ma ognuno decida il suo motivo.

Ai sensi del d.p.r. 30 marzo 1957, n. 361 - art. 104 così facendo non voterete, ed eviterete che il voto, nullo o bianco, sia conteggiato come quota premio per il partito con più voti.

Se si concorda sul fatto che il diritto di voto sia conquista di civiltà nonché espressione di irrinunciabile libertà, appare evidente che non possa essere sprecato con uno improduttivo astensionismo che di per sé non manifesta niente.

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