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SLÉGATI, CALABRIA: LA SBORNIA È FINITA!

Dopo avere ottenuto in Calabria, alle elezioni politiche 2018, un risultato straordinario, la Lega, come è noto, ha deciso di commissariare nella nostra regione gli organi del partito, dando avvio ad una stagione politica atipica che, tuttavia, unitamente all'effetto Salvini ed alla interessantissima candidatura del giovane e talentuoso Vincenzo Sofo, per il quale non ho votato ma nutro grandissima considerazione, ha prodotto un clamoroso exploit alle elezioni europee 2019.
Svincolatomi ben presto dall'abbraccio leghista al quale mi ero abbandonato nel 2018, si è rivelata completamente errata la mia previsione di un repentino crollo al Sud dei consensi che la Lega e Salvini erano riusciti a conquistare.
Cápita!
Ma, finito il tempo della competizione europea, in cui Salvini ha dimostrato di avercelo ancora più duro, anche in terra calabra, siamo finalmente arrivati al dunque: tra venti giorni si voterà per il rinnovo del consiglio regionale della Calabria.
Ed il turgore di un tempo sembra essersi esaurito, dal momento che la Lega, in questo sperduto angolo di terra, non sembra al massimo della forma.
E ciò è evidente, nonostante la consapevolezza della natura dell'urna.
Intanto, Salvini ed il proconsole bergamasco da lui inviato in Calabria, quali rappresentanti politici del partito più forte della coalizione di centrodestra, hanno evidenti ed indiscutibili responsabilità in ordine al tortuosissimo ed incerto percorso di individuazione della candidata governatrice, giunta in extremis.
Il che la dice lunga sul disinteresse leghista verso il logorio della coalizione di cui i lumbard fanno parte, fermo restando che Salvini ha chiuso entrambi gli occhi nel momento in cui è stato consentito al PD di oltraggiare con i suoi transfughi i sentimenti patriottici di idealisti che si riconoscono nelle profanate insegne di un partito della coalizione di centrodestra.
Ancor più sconcertante, anche se indicativa del sentimento che realmente ispira il quartiere generale leghista verso il territorio calabrese, si è rivelata la scelta di Salvini di non fare partecipare nessuno dei suoi candidati della circoscrizione regionale sud alla manifestazione di avvio della campagna elettorale della candidata governatrice.
Ho sempre pensato che il radicamento territoriale fosse la causa principale, se non unica, delle fortune della Lega di Salvini.
Ma, davanti alla significatività univoca di scelte, fatte da Salvini in Calabria ed in altre regioni meridionali, che vanno in direzione opposta a quella della ricerca e valorizzazione delle energie espresse da un territorio, altro non rimane che guardare in faccia la realtà in funzione degli orientamenti richiesti dall'ansia di avere un futuro.
E non ci si può stupire che la Lega abbia disertato le elezioni in occasione del rinnovo del consiglio comunale di Lamezia Terme, città dell'unico parlamentare leghista calabrese, altro gravissimo ed imperdonabile scivolone dal quale traspare la considerazione, pari allo zero, che la Lega o Noi con Salvini hanno riservato alla nostra realtà.
Nè, poi, desta sorpresa il malcelato malcontento generato tra i militanti e simpatizzanti leghisti calabresi dalla pratica applicazione della regola classica, sposata appieno da Via Bellerio, del "divide et impera".
Quanto basta per rendere ben visibile anche al non vedente il senso, poco nobile, del diktat leghista di non fare partecipare i propri candidati alla manifestazione reggina della Santelli del 4 gennaio scorso.
Quei candidati, con il massimo rispetto per le loro persone, ahimè sono e saranno soggetti ad ordini di scuderia che li renderanno meri esecutori di volontà espresse non in Calabria, ma  dall'alto, dove la diffidenza con cui si guarda alla nostra terra è sotto i nostri occhi.
Sgomenti!
Io non ne posso più della caccia all'uomo, cioè a Salvini, alla quale gli Italiani sono costretti ad assistere dalla quasi totalità dei media .
Ma eguale disagio provo nel constatare che, per il quartiere generale di Via Bellerio, i Calabresi siano solo fonte di problemi, in quanto "ndranghetisti" ancora in circolazione. 
Non credo di produrmi in una eresia affermando che la cosa più intollerabile della Lega sia il furore giustizialista, bilanciato, secondo convenienza, da un inaffidabile ed interessato garantismo.

Oreste la Peste, terrone calabrese

Dal profilo Facebook di Oreste Romeo. 

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