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VIDEO E NOMI. Mafia dei Nebrodi e truffe all'Ue, clan decapitati: 94 arresti, sequestrate 151 aziende agricole

IL BLITZ
Mafia dei Nebrodi e truffe all'Ue, clan decapitati: 94 arresti, sequestrate 151 aziende agricole
— 15 Gennaio 2020
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Eccola la “mafia dei pascoli”. Che per anni e in silenzio ha consentito ai clan di Tortorici d’incassare milioni di euro con i contributi dell’Unione Europea, truffando sulla gestione dei terreni agricoli. Dentro e fuori il Parco dei Nebrodi, uno dei luoghi più belli del mondo, tra Messina, Enna, Caltanissetta e Catania. Ben dieci milioni di euro dal 2013 ad oggi.



Con la maxi operazione antimafia denominata “Nebrodi” tutto questo è finito all’alba di oggi. Si tratta della più grande offensiva dello Stato a cosa nostra nella provincia di Messina dai tempi dell’inchiesta “Mare nostrum”, eravamo nella metà degli anni ’90.

Oltre mille uomini tra carabinieri e finanzieri hanno eseguito stanotte una monumentale ordinanza di custodia cautelare siglata dal gip Salvatore Mastroeni, quasi duemila pagine, frutto di una indagine della Distrettuale antimafia di Messina coordinata dal procuratore capo Maurizio De Lucia.

MAFIA DEI NEBRODI, NELLE INTERCETTAZIONI IL PIANO PER TRUFFARE L'UE: "CON 1500 EURO APRI UNA COOPERATIVA"

Gli arrestati sono 94, per 48 c’è il carcere e altri 46 sono agli arresti domiciliari, e sono state sequestrate ben 151 imprese agricole, oltre a conti correnti, rapporti finanziari e vari cespiti. Un blitz effettuato dai carabinieri del Ros, del comando provinciale di Messina e del Nucleo tutela agroalimentare di Salerno, dai finanzieri del comando provinciale di Messina. Con la collaborazione dei loro colleghi di Palermo, Catania, Enna e Caltanissetta.

Gli indagati dell’inchiesta “Nebrodi” sono in tutto quasi duecento, per l’esattezza 194. E tra loro non ci sono soltanto esponenti mafiosi del gruppo dei Batanesi e del clan Bontempo Scavo, ma anche colletti bianchi, tra cui un notaio, e funzionari pubblici che gestivano i contributi agricoli, oltre ad una serie infinita di intestatari fittizi dei terreni, che in realtà erano sempre “governati” dai mafiosi. Sono contestati, a vario titolo, come tipologia di reati, l’associazione a delinquere di stampo mafioso, il concorso esterno all’associazione mafiosa, il danneggiamento seguito da incendio, l’uso di sigilli e strumenti contraffatti, la falsità materiale commessa da pubblico ufficiale in atto pubblico, la falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atto pubblico, il trasferimento fraudolento di valori, l’estorsione, la truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche l’impiego di denaro, beni ed utilità di provenienza illecita.

L’indagine è stata suddivisa nei mesi scorsi in due tronconi principali dai magistrati della Distrettuale antimafia di Messina, il procuratore aggiunto Vito Di Giorgio e i sostituti Fabrizio Monaco e Antonio Carchietti. Quella gestita dai carabinieri del Ros ha consentito di ricostruire l’attuale assetto e la “gestione del territorio” dello storico clan dei Batanesi, diretto da Sebastiano Bontempo “u uappo”, Sebastiano Bontempo “u biondino”, Sebastiano Conti Mica, e Vincenzo Galati Giordano.

Colpo alla mafia del Messinese, tutti i nomi dei 94 arrestati dell'operazione Nebrodi

IL BLITZ
Colpo alla mafia del Messinese, tutti i nomi dei 94 arrestati dell'operazione Nebrodi
Un gruppo mafioso nato nella zona di Tortorici ma che negli ultimi anni aveva allargato la sua rete di cointeressenze, anche nel traffico di droga, in larga parte della provincia di Messina.

L’altro filone d’indagine, quello gestito dalla guardia di finanza, si è concentrato invece su una costola del clan tortoriciano dei Bontempo Scavo, al cui vertice c’era  Salvatore Aurelio Faranda, che dopo le sue vicissitudini giudiziarie nel corso del tempo era riuscito ad estendere il centro dei propri interessi fino al Calatino, con al centro la mafia di Caltagirone.

L’inchiesta oltre a dimostrare la “rinascita” dei due gruppi ha fatto emergere i loro rapporti stabili con cosa nostra palermitana, e con le famiglie catanesi  e della provincia di Enna. E sono emersi altri profili allarmanti: basti pensare che uno dei membri più attivi della famiglia mafiosa batanese è stato interpellato da un funzionario della Regione Siciliana per “accomodare” furti e danneggiamenti di un trattore dell’amministrazione regionale, impiegato nell’esecuzione di lavori in una zona addirittura lontana di Tortorici.

Sono stati ricostruiti anche numerosi episodi estorsivi, finalizzati principalmente all’accaparramento di terreni, per percepire i contributi comunitari.  E  proprio l’interesse  ad ottenere gli ingenti contributi comunitari concessi dall’Agenzia per le erogazioni in agricoltura, l’Agea, si è rivelato essere la principale attività per tutta l’organizzazione mafiosa. Il filone di proporzioni milionarie smantellato dalla creazione del “Protocollo Antoci”.

Un dato soltanto. È stata accertata, a partire dal 2013, l’illecita percezione di erogazioni pubbliche per oltre 10 milioni di euro, con il coinvolgimento  di oltre 150 imprese agricole (società cooperative o ditte individuali), tutte direttamente o indirettamente riconducibili alle due famiglie mafiose, alcune delle quali meramente “cartolari” e totalmente inesistenti nella realtà. Un business reso possibile grazie all’apporto compiacente di colletti bianchi, identificati dalle indagini: ex collaboratori dell’Agea, un notaio, e diversi responsabili dei centri di assistenza agricola. Tutti soggetti muniti del know how necessario per realizzare l’infiltrazione della criminalità mafiosa nei meccanismi di erogazione di spesa pubblica, e conoscitori dei limiti del sistema dei controlli. Il meccanismo accertato dall’inchiesta si fondava sulla “spartizione virtuale” del territorio, operata dai clan mafiosi, per realizzare centinaia di truffe, con rapporti anche con gruppi mafiosi  delle altre province.

Gli indagati hanno esibito dal 2012 ad oggi certificati di titolarità relativi ai membri dell’associazione o a “prestanomi”, di particelle di terreni che in realtà erano riconducibili a persone o soggetti diversi da chi richiedeva il contributo europeo.


Giuseppe Antoci
EX PRESIDENTE DEL PARCO
Mafia dei Nebrodi, Antoci: grazie agli inquirenti, il nostro lavoro è servito
Esaminando le istanze false è emersa una “suddivisione pianificata” delle aree di influenza tra i gruppi mafiosi, finalizzata a scongiurare la duplicazione o la moltiplicazione di istanze diverse per le medesime particelle. E questo specifico aspetto investigativo è stato confermato attraverso intercettazioni ed acquisizioni documentali, in diversi centri di assistenza agricola, dei fascicoli aziendali delle singole ditte attraverso le quali venivano realizzate le truffe, o con perquisizioni eseguite nelle abitazioni dei principali indagati e in alcuni centri di assistenza agricola.

I mafiosi concordavano tutto: la predisposizione di falsa documentazione che attestava la titolarità di terreni da inserire nelle domande di contribuzione, anche mediante l’utilizzo di timbri falsi, la cessazione delle ditte già utilizzate mettendole in liquidazione, il trasferimento dei titoli autorizzativi da una società ad altre, lo spostamento delle particelle dei terreni da un’azienda all’altra ma sempre gestita dai mafiosi, la revoca dei mandati riferiti a precedenti centri di assistenza agricola a favore di altri per  rendere più difficile il reperimento della documentazione agli organi di controllo. Ed è inquietante il caso di due particelle che ricadevano nel demanio della Difesa: una nel territorio di Niscemi dove insiste il Muos e un'altra nel comprensorio dell'aeroporto militare di Boccadifalco a Palermo.

E c’è infine un aspetto internazionale dell’inchiesta: in alcuni casi, infatti, le somme realizzate con le truffe sono state ricevute dai beneficiari su conti correnti aperti presso banche attive all’estero, e poi fatte rientrare in Italia attraverso complesse e vorticose movimentazioni economiche. Per far perdere le tracce del denaro.

Soggetti Destinatari di Misure
Carabinieri

CUSTODIA CAUTELARE IN CARCERE:
  1. AGOSTINO NINONE PASQUALINO, NATO L’01.04.1972 A NASO (ME).
  2. BARBAGIOVANNI CALOGERO, NATO IL 21.04.1993 A CATANIA PREGIUDICATO.
  3. BARBAGIOVANNI CARMELO, NATO IL 21.01.1971 A TORTORICI (ME), IN ATTO DETENUTO PER ALTRA CAUSA PRESSO CASA CIRCONDARIALE DI CUNEO.
  4. BONTEMPO GINO, NATO IL 10.06.1958 A TORTORICI (ME).
  5. BONTEMPO GIUSEPPE, NATO IL 30.03.1964 A TORTORICI (ME). 
  6. BONTEMPO SALVATORE, NATO IL 10.05.1978 A BIANCAVILLA (CT).
  7. BONTEMPO SEBASTIANO, NATO IL 01.06.1969 A TORTORICI (ME), INTESO “U UAPPO”.
  8. BONTEMPO SEBASTIANO, NATO IL 15.01.1972 A TORTORICI (ME), INTESO “U BIONDINO”.
  9. BONTEMPO SCAVO SEBASTIANO, NATO IL 14.07.1971 A TORTORICI (ME).
  10. CALA’ LESINA SALVATORE, NATO IL 12.03.1972 A TORTORICI (ME).
  11. CALCÒ LABRUZZO GINO, NATO A IL 04.01.1959 A TORTORICI (ME).
  12. CAPUTO ANDREA, NATO IL 19.07.1968 A S. AGATA DI MILITELLO (ME).
  13. COCI DOMENICO, NATO IL 26.02.1990 A SANT’AGATA DI MILITELLO (ME).
  14. CONDIPODERO MARCHETTA GIUSEPPE, NATO IL 30.01.1958 A PIRAINO (ME).
  15. CONTI MICA SAMUELE, NATO IL 03.09.1987 A SANT'AGATA DI MILITELLO (ME).
  16. CONTI MICA SEBASTIANO, NATO IL 27.03.1970 A TORTORICI (ME), INTESO “U BELLOCCIU”.
  17. CONTI TAGUALI IVAN, NATO L’11.11.1981 A MESSINA.
  18. COSTANZO ZAMMATARO GIUSEPPE, NATO L’8.01.1950 A TORTORICI (ME).
  19. COSTANZO ZAMMATARO GIUSEPPE, NATO IL 26.03.1982 A BIANCAVILLA (CT).
  20. COSTANZO ZAMMATARO GIUSEPPE, NATO IL 19.12.1985 A BIANCAVILLA (CT).
  21. COSTANZO ZAMMATARO SALVATORE, NATO IL 9.11.1982 A TORTORICI (ME), IN ATTO DETENUTO PER ALTRA CAUSA PRESSO CASA CIRCONDARIALE DI CUNEO.
  22. COSTANZO ZAMMATARO SALVATORE, NATO IL 3.05.1985 A BIANCAVILLA (CT).
  23. DESTRO MIGNINO SANTO, NATO L’01.06.1988 A SANT’AGATA DI MILITELLO (ME).
  24. DESTRO MIGNINO SEBASTIANO, NATO IL 25.01.1960 A TORTORICI (ME).
  25. GALATI GIORDANO VINCENZO, NATO IL 14.07.1958 A TORTORICI (ME).
  26. GALATI GIORDANO VINCENZO, DETTO LUPIN, NATO IL 18.05.1969 A TORTORICI (ME), IN ATTO DETENUTO PER ALTRA CAUSA PRESSO CASA CIRCONDARIALE DI SAN GIMIGNANO.
  27. HILA ALFRED, NATO IL 2.07.1983 A SHKODER (ALBANIA).
  28. MARINO AGOSTINO ANTONINO, NATO L’1.09.1962 A TORTORICI (ME).
  29. MARINO ROSARIO, NATO IL 7.05.1992 A MESSINA.
  30. MARINO GAMMAZZA GIUSEPPE, NATO IL 27.04.1971 A TORTORICI (ME).
  31. PROTOPAPA FRANCESCO, NATO IL 02.04.1990 A SANT’AGATA DI MILITELLO (ME).
  32. SCINARDO TENGHI GIUSEPPE, NATO IL 28.09.1984 A GROSS-UMSTADT (GERMANIA).
  33. TALAMO MIRKO, NATO IL 21.12.1987 A CATANIA.
  34. VALERIO LABIA GIUSEPPE, NATO IL 08.11.1985 A PATTI (ME).

ARRESTI DOMICILIARI 
  1. BONTEMPO ALESSIO, NATO IL 19.10.1988 A SANT’AGATA DI MILITELLO (ME).
  2. BONTEMPO LUCREZIA, NATA IL 29.09.1986 A PATTI (ME).
  3. BONTEMPO GIOVANNI, NATO L’01.04.1984 AD ADRANO (CT).
  4. BONTEMPO GIUSEPPE, NATO IL 29.11.1991 A SANT’AGATA DI MILITELLO (ME).
  5. CALA’ CAMPANA SEBASTIANA, NATA IL 24.05.1955 A TORTORICI (ME). 
  6. CERAULO VINCENZO, NATO IL 14.09.1967 A RANDAZZO (CT), CONSIGLIERE COMUNALE DEL COMUNE DI RANDAZZO, ELETTO NELLA LOCALE LISTA CIVICA.
  7. COCI JESSICA, NATA IL 07.10.1991 A SANT’AGATA DI MILITELLO (ME).
  8. COSTANZO ZAMMATARO CLAUDIA, NATA IL 30.07.1988 A S. AGATA DI MILITELLO (ME).
  9. COSTANZO ZAMMATARO LORETTA, NATA IL 2.07.1975 A TORTORICI (ME).
  10. COSTANZO ZAMMATARO VALENTINA, NATA IL 10.03.1985 A TORTORICI (ME).
  11. COSTANZO ZAMMATARO ROMINA, NATA IL 21.10.1980 A TORTORICI (ME).
  12. GALATI PRICCHIA DANIELE, NATO IL 22.01.1991 A MESSINA.
  13. SCIUTO ALESSANDRA, NATA IL 3.12.1967 A CATANIA.

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