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Coronavirus, così è cambiata la scuola


Sono oltre otto milioni gli studenti italiani rimasti a casa da quando è scoppiata l’epidemia da coronavirus. Il ministero dell’Istruzione, guidato da Lucia Azzolina, si è attivato per aiutare gli alunni a proseguire gli studi nonostante la chiusura della scuola, ma gestire l’insegnamento a distanza non è semplice. Secondo Viale Trastevere, 6,7 milioni di studenti stanno seguendo le lezioni a distanza e l’anno scolastico resterà valido. Ma a riscontrare maggiori difficoltà – fanno sapere associazioni e insegnanti intervistati da upday – sono i ragazzi che appartengono a famiglie meno abbienti o con disabilità. Segnando ancor di più una differenza tra studenti di “serie A” e “serie B”.

A rendere difficile il proseguimento della didattica ci sono i problemi di connessione web e la mancanza di strumenti di comunicazione idonei. In una situazione di emergenza come quella che stiamo vivendo in Italia dalla fine di febbraio, a inficiare sull’apprendimento degli studenti ci sono anche la mancanza di protocolli nazionali, il ritardo nella formazione del personale e la difficoltà dei genitori a seguire i figli da casa per motivi economici o di preparazione personale.

Le azioni del governo

Come riferito da Lucia Azzolina in parlamento, arriverà a breve la firma al decreto ministeriale per lo stanziamento di 85 milioni di euro per la scuola a distanza. Secondo quanto previsto dall’articolo 120 del decreto legge n°8 del 17 marzo, dieci milioni saranno utilizzati dagli istituti per dotarsi di piattaforme e strumenti digitali per l’apprendimento a distanza o per potenziare quelli già a disposizione, altri cinque per la formazione del personale scolastico sulle metodologie e le tecniche per la didattica online e i restanti settanta per mettere a disposizione degli studenti, in comodato d’uso, gli strumenti tecnologici e la connessione a Internet per seguire le lezioni da casa. “I fondi non saranno a pioggia, ma terranno conto delle concrete condizioni degli studenti”, ha detto Azzolina. Il ministero dell’Istruzione ha stanziato anche 43,5 milioni per la pulizia straordinaria dei locali e o per i dispositivi di protezione e igiene personale, sia per il personale sia per gli studenti. Per quanto riguarda gli esami, la responsabile del dicastero di viale Trastevere ha fatto sapere che sono allo studio più piani d’azione in base a diversi scenari possibili legati alla data di riapertura delle scuole. “Tutte le informazioni in merito alle modalità che saranno adottate – ha sottolineato la ministra – saranno inviate non appena avremo un quadro anche temporale più definito“. Ma sulla commissione ha aggiunto: “Il mio orientamento è di proporre una commissione formata da soli membri interni, con presidenti esterni”.

Il divario tra gli studenti

Il digital divide è uno dei maggiori impedimenti alla diffusione della didattica a distanza. Secondo una recente ricerca, circa il 24% delle famiglie in Italia non ha accesso a Internet, dato che si aggrava nei piccoli centri urbani. Per questo motivo il governo vuole intervenire fornendo gli strumenti, come i tablet, utili a permettere una connessione tra insegnanti e alunni. Oltre a tali dispositivi, però, nel sistema didattico italiano manca una formazione sia del corpo insegnanti che degli alunni all’insegnamento online. Lo scorso 17 marzo, il ministero ha inviato un documento al corpo docente contente le linee guida per le lezioni da casa, “per perseguire il compito sociale e formativo del ‘fare scuola’, ma ‘non a scuola’”. Non esiste un sistema unico nazionale per l’insegnamento a distanza, il ministero ha invitato i docenti a utilizzare più strumenti e servizi web possibili, indicandoli anche sul proprio sito Internet, per coinvolgere gli alunni e cercare di avere un contatto costante con loro. Ma ciò non è sempre possibile o facile.

Gli aiuti dal terzo settore

“È importante evidenziare il fatto che, se un bambino è connesso con l’insegnate, non è sempre garanzia che stia usufruendo della didattica a distanza, perché oltre alla connessione e agli strumenti tecnologici serve quell’affiancamento di un adulto indispensabile più che mai in questo momento per affrontare questa nuova modalità di fare scuola”, ha commentato Ivano Abbruzzi, direttore generale della Fondazione L’Albero della Vita, onlus che aiuta bambini e famiglie in situazione di disagio sociale. Oltre 1,2 milioni tra bambini e ragazzi (dati Istat) vive in situazioni di povertà assoluta nel nostro Paese, studenti che a causa dell’epidemia da coronavirus rischiano ancor di più l’esclusione sociale, perché privati dalla possibilità di andare a scuola e di svolgere attività sportive e formative. Ai loro genitori spetta il compito di seguirli per evitare che il percorso formativo si arresti, ma nel maggior parte dei casi si tratta di contesti familiari in cui gli stessi genitori non hanno competenze e capacità adatte per fornire il supporto necessario all’apprendimento scolastico. “Laddove la figura genitoriale non è in grado di svolgere questo ruolo, l’educatore può subentrare, fornendo tutto quell’appoggio indispensabile al bambino/ragazzo”, ha aggiunto Abbruzzi.

Così la fondazione aiuta le famiglie in difficolà

Con il programma “Varcare la soglia” la Fondazione L’Albero della Vita dà aiuto alle famiglie in difficoltà che vivono nelle periferie della città di Palermo, Catanzaro, Napoli, Milano e Genova. Lo stop agli spostamenti però ha bloccato attività e laboratori, impedendo ai suoi collaboratori di seguire direttamente i bambini. “In questo momento di forte stress emotivo e in questo clima di fragilità e vulnerabilità, i bambini in povertà hanno necessità che la scuola e gli enti del terzo settore continuino a fare squadra assicurando assistenza educativa a chi a scuola faceva fatica ad andare già prima”, ha detto ad upday Abbruzzi. Attraverso una costante comunicazione online tra educatori e genitori, la fondazione sta fornendo supporto non solo per il prosieguo dell’apprendimento, ma anche fornendo agli adulti e ai bambini gli strumenti utili per comprendere e affrontare l’emergenza. Per i più piccoli, metafore e fiabe sono utilizzate come ambiente di apprendimento dove i bambini possono comprendere che è possibile riconoscere e superare la paura. Per i più grandi, la fondazione fornisce suggerimenti per il contenimento di stati di ansia e depressione, per i comportamenti da tenere per la prevenzione sanitaria e per l’eventuale procedura da seguire in caso di casi di influenza in famiglia, fino alla sensibilizzazione allo spreco e al riutilizzo di materiali in modi alternativi e creativi.

Le richieste al governo

Con il prolungarsi dell’emergenza la condizione di indigenza delle famiglie che vivono in povertà è condannata a peggiorare. Nella maggior parte dei casi i genitori sono senza lavoro e, se presente, con contratti di carattere precario, che non permetteranno loro di godere delle misure di supporto alle aziende e ai lavoratori che sono allo studio da parte del governo. Normalmente, la scuola fornisce un pasto salutare quotidiano ai bambini, ma con lo stop alle attività didattiche per queste nuclei familiari mettere un piatto a tavola ogni giorno può diventare un problema. Le reti Investing in Children e Alleanza per l’Infanzia, di cui la Fondazione L’Albero della Vita fa parte, hanno inviato al governo una lettera in cui si chiede che ogni bambino abbia a disposizioni strumenti elettronici per la didattica digitale e connessione Internet, ma anche la disponibilità di insegnanti a sostegno dello svolgimento delle attività didattiche e pasti per i bambini più indigenti con modalità alternative alla mensa scolastica, oltre a una copertura economica per le azioni didattiche ed educative con finanziamenti straordinari. Per ora l’attenzione del ministero, però, è focalizzata sul proseguimento delle attività didattiche.

Come è cambiata la vita per gli insegnanti

L’insegnamento a distanza, per alcuni docenti come Maria (nome di fantasia) professoressa di un liceo di Milano, non ha rappresentato molti problemi. “Dopo alcune difficoltà iniziali per trovare lo strumento adatto a continuare le lezioni online, sono riuscita a stabilire una connessione quotidiana con i ragazzi per non fermare il programma di studi”, ha commentato la docente. “Ma non tutti i colleghi sono disposti a tenere classi virtuali, alcuni si limitano a inviare i compiti e correggerli, annullando completamente il rapporto interpersonale che si crea in classe”, ha aggiunto. 

Ancor più difficile garantire l’apprendimento e mantenere un rapporto a distanza tra docenti e studenti con disabilità. “Per questi casi, ognuno diverso dall’altro, non esiste un programma specifico”, ci ha raccontato Francesca, insegnante di sostegno di una scuola media di Padova. “Se in presenza si cercava di lavorare non solo sull’apprendimento, ma principalmente sull’autonomia del ragazzo attraverso l’osservazione, il contatto, la gestione delle emozioni, analizzando anche il più piccolo miglioramento, ora devo fare affidamento sull’aiuto della madre perché all’alunno che seguo partecipare a una classe virtuale con gli altri compagni provoca disagio e inquietudine”. “I suoi compiti sono schede personalizzate che svolge con la madre, ma in aggiunta lo spingo a inviarmi messaggi vocali o video per aver un confronto diretto”. “Prima dell’emergenza Covid-19, l’obiettivo era quello di migliorare conoscenza, partecipazione e integrazione col gruppo classe, per ridurre l’isolamento spontaneo, ora è quello di vederlo connesso per qualche secondo”.

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