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Coronavirus, il Sud si prepara per il picco: «Giovedì capiremo l'impatto». Allarme rientri fantasma


di Camilla Mozzetti
Martedì 17 Marzo 2020

La vedono arrivare l'onda del Covid-19 e la temono. A ragione. Perché i casi dei contagi crescono giorno dopo giorno e c'è una sacca cospicua di residenti che è tornata al Sud senza autodenunciarsi. Persone in carne ed ossa, salite sui treni della Lombardia (non solo la notte tra il 7 e l'8 marzo), che hanno fatto ritorno a casa ma che non hanno dato segnalazione del loro rientro in molte Regioni. A partire dalla Calabria che ieri contava 7.793 ingressi denunciati calcolando però altrettanti (ma la stima è prudenziale) casi fantasma. Sono loro - i rientrati e nascosti - a destare la preoccupazione di clinici e governatori che ora aspettano di vedere l'indice complessivo dei contagi tra mercoledì e giovedì per poter decretare o meno la vera emergenza al Sud Italia.

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Ma intanto le Regioni stanno correndo ai ripari: la Sicilia - che annovera già 95 pazienti ricoverati per il coronavirus, di cui 20 in Terapia intensiva con l'incidenza maggiore a Catania è isolata: stop ai collegamenti in ingresso e in uscita (fatta eccezione per due voli, un intercity e i rifornimenti merci) varati dal ministro delle Infrastrutture Paola De Micheli dopo le richieste avanzate dalla Regione.

L'aeroporto di Reggio Calabria è chiuso, molti sindaci della provincia di Catanzaro e di Cosenza hanno presentato esposti alle rispettive Procure nonché al ministero dell'Interno per chiedere l'applicazione dell'articolo 438 del codice penale, che tutela la salute pubblica, contro quello che chiamano «flusso indiscriminato» dal Nord. Dal comune di Ariano Irpino, in provincia di Avellino - vista l'impennata dei contagi - non si entra e non si esce, mentre i casi in Campania sono arrivati a 400 e in Puglia è stato presentato ieri il piano ospedaliero per far fronte all'emergenza.

Che si sta palesando ma che governatori, epidemiologi, virologi, medici e direttori sanitari sperano di non dover affrontare. Perché se i casi di Covid-19 dovessero deflagrare, il conto da pagare sarebbe più alto di quello del Nord Italia. Il problema riguarda la disponibilità reale dei posti in Terapia intensiva che mal si coniuga con una popolazione relativamente giovane e per questo più esposta alla minaccia del virus.

I NUMERI
In Calabria - dove la governatrice Jole Santelli ha costituito ieri una Task-force di cui fa parte anche il Commissario straordinario per la Sanità Saverio Cotticelli - le persone positive al coronavirus sono 89: 21 in più rispetto a quelle registrate il 15 marzo. I maggiori ricoveri si contano nella provincia di Cosenza: 15 in reparto, 3 in Rianimazione. Segue Reggio Calabria con 9 pazienti ospedalizzati e 2 in Terapia intensiva, mentre a Catanzaro ci sono 7 ricoveri (2 in Rianimazione) e 5 a Crotone.

Le persone in quarantena volontaria sono 4.583. Ma gli ospedali della Regione quanti posti letto in Terapia intensiva possono garantire? Al momento appena 100 anche se proprio la Calabria ha avviato un piano per attivarne altri 400. Di questi, 90 serviranno le strutture di Cosenza, Castrovillari, Rossano, Cetraro, Catanzaro, Lamezia, Crotone, Reggio Calabria, Polistena e Vibo Valentia. Ulteriori 310 posti verranno attivati, invece, a Paola, Rogliano, Rossano, Germaneto, Tropea, Gioia Tauro, Locri e Melito Porto Salvo.
IL CASO PUGLIA
In Puglia la situazione «Al momento resta controllata», spiega il virologo Pier Luigi Lopalco nominato dal Governatore Michele Emiliano a capo del coordinamento per l'emergenza. «In Puglia, così come più in generale al Sud, dobbiamo aspettare - spiega Lopalco - mercoledì e giovedì per capire se l'ingente flusso dei rientri provocherà delle pesanti ripercussioni». È questa la dead-line per capire se - e con quale impatto - il virus si manifesterà perché «Dobbiamo analizzare i tempi di incubazione partendo dalla data del 7 marzo quando migliaia di cittadini hanno fatto ritorno a casa dal Nord», prosegue il virologo.

Proprio in Puglia ieri si sono registrati 72 nuovi casi e 2 nuovi decessi, mentre il conto di domenica era di 248 contagi: 148 ricoveri, di cui 6 in Terapia intensiva, 16 decessi, 3 guariti e 75 in isolamento. Se il numero dei positivi al Covid-19 dovesse arrivare a 2 mila, saranno necessari 200 posti letto in Terapia intensiva e circa mille posti in area medica. 

Attualmente per l'emergenza coronavirus nella rete degli ospedali pubblici, degli enti ecclesiastici, delle case di cura della Regione, sono attivi 54 posti in Rianimazione che potranno arrivare a 306, con un aumento di 252 unità. «Ma questo - conclude Lopalco - per reggere la prima ondata».

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