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Emergenza Coronavirus, l'urlo di dolore dei sordociechi. “Per noi il tatto è tutto. Non abbandonateci”

Data la minorazione sensoriale le persone sordocieche utilizzano prevalentemente il tatto per comunicare e conoscere l'ambiente circostante. In un momento in cui la raccomandazione è quella di mantenere la distanza di sicurezza, dunque, per loro la vita si fa ancora più dura, creando un ulteriore ed enorme ostacolo

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TRENTO. “Per noi il tatto è vista, e per alcuni di noi anche molto di più, eppure siamo chiamati a scegliere: chiedere aiuto e correre e far correre rischi, oppure rinunciare? Siamo costretti a vivere con un senso di colpa che toglie il sonno per quelle persone che, inevitabilmente, devono entrare in contatto con noi, le assistenti, che pure cerco di coinvolgere al minimo per la loro e la mia sicurezza”.
 
È un grido di dolore quello lanciato da Francesco Mercurio, quarantenne sordocieco. La sua difficile situazione, alla luce delle norme che regolano il comportamento e la vita sociale nell'Italia dell'emergenza Coronavirus, è condivisa da tanti altri cittadini italiani, circa 190mila, che possiedono disabilità legate alla vista e all'udito.
 
Il suo appello è fatto proprio da chi, la Lega del Filo d'Oro, da più di cinquant'anni svolge attività di assistenza, educazione e riabilitazione di persone sordocieche e pluriminorate psicosensoriali nei diversi centri e servizi territoriali sparsi per la penisola. Persone che comunicano e “osservano” il mondo principalmente con il tatti e ora, con le limitazioni imposte dai decreti contro la diffusione del virus, rischiano di trovarsi completamente isolate ed escluse dalla realtà.

L'Associazione, che nel 2019 seguiva 950 utenti in diversi tipi di servizi – di cui il 7% con più di 65 anni e il 3% di bambini tra gli 0 e i 4 anni con un quadro clinico molto complesso – si è fatta megafono di questo appello, rivolto a non dimenticare persone che, presentando gravi patologie cronico-degenerative, pluridisabilità e un quadro clinico già compromesso, rappresentano una delle categorie maggiormente esposte al rischio di contrarre il Covid-19, oltre appunto più vulnerabili alle ricadute sociali derivanti dall'emergenza.
 
“Non chiediamo deroghe alla normativa – continua Mercurio – siamo consapevoli che il virus non ne ammette. Tuttavia, il contatto rappresenta per noi una questione di vitale importanza e vorremmo che questa vicinanza necessaria alla comunicazione delle cose essenziali e allo svolgimento delle attività della vita quotidiana, avvenisse in sicurezza per noi e per le persone che ci aiutano. Questa situazione, difficile per tutti, mette a dura prova chi già viveva una vita difficile prima. La caratteristica di questo virus, infatti, è che si può trasmettere anche con il contatto delle mani. E questo è atroce per chi, come noi persone sordocieche, attraverso il tatto si orienta e comunica con il mondo. Per noi avere accesso ai presidi sanitari di prevenzione è necessario per allentare la morsa dell'isolamento a cui siamo stati confinati”.
 
Le difficoltà dei soggetti affetti da queste patologie e disabilità, tuttavia, non ricadono solo su di loro ma anche sui familiari, che da quando si sono visti chiudere tutti i servizi di sostegno, sono rimasti soli nel gestire situazioni estremamente complesse. “Molte delle difficoltà legate alla sordocecità sono normalmente sopperite dalle reti – spiega Rosa Francioli, presidente del Comitato delle Famiglie della Lega del Filo d'Oro e mamma di un ragazzo sordocieco – la rete dei servizi, la rete familiare, la rete amicale ed il volontariato”.

“L'attuale emergenza ha di colpo stroncato gran parte di queste possibilità. Sono garantiti solo i servizi residenziali. Ma la stragrande maggioranza delle famiglie che faceva riferimento ad altre risorse, come ad esempio i centri diurni, oggi ne sono rimaste completamente scoperte e si trovano da sole ad affrontare enormi difficoltà. Una di queste è la conciliazione famiglia e lavoro, con l'impegno di cura solo parzialmente colmata dal recente decreto. Ma penso alle famiglie monoparentali dove diventa un problema anche andare a fare la spesa”.
 
Così arriva l'appello: “Garantire una rete anche minima di supporto domiciliare per far fronte ai bisogni primari. Lo Stato fino ad oggi ha contato molto sulla rete del volontariato per sopperire alla carenza di servizi. All'improvviso questa è venuta meno, se non per quella strettamente legata agli ospedali. Ci sono persone che, con le dovute precauzioni, potrebbero e vorrebbero aiutare chi si trova in una situazione di necessità. Ma tra i motivi che consentono lo spostamento dal proprio domicilio, rientrano solo quelli di lavoro e di necessità personale e familiare e non di altre persone. Questo è un grosso limite”.
 
“Esprimo vicinanza e sostegno alle persone sordocieche e alle loro famiglie – ha aggiunto il presidente della Lega del Filo d'Oro Rossano Bartoli – se questo è per tutti noi un momento molto duro, sono le persone che già vivevano una condizione estremamente difficile quelle che non devono essere dimenticate e confido che le Istituzioni, al di là della stretta emergenza, possano dare una risposta anche a loro”.
Il Dolomiti

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