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Il 31 marzo 1945, nel campo di concentramento di Bergen Belsen, muore Anna Frank


Il 31 marzo 1945, nel campo di concentramento di Bergen Belsen, muore Anna Frank a causa del tifo esantematico.
Pochi giorni prima la medesima sorte era toccata alla sorella Margot.
Una giovane infermiera olandese, Janny Brandes-Brilleslijper, che nel lager aveva stretto amicizia con le due ragazze e assistito alla morte di Anna, seppellì personalmente i corpi in una delle fosse comuni del campo.
Della famiglia, soltanto il padre Otto sopravvisse alla Shoah. 

Anna nasce a Francoforte sul Meno nel 1929. La sua famiglia, ebrea, si trasferisce in Olanda per sfuggire alle persecuzioni antisemite ordinate da Hitler. 
Dal luglio 1942, per oltre due anni, i Frank si nascondono in un appartamento segreto, posto sopra i locali dell’ufficio del padre. Il 4 agosto 1944 vengono scoperti dalla Gestapo e deportati. 
Nel 1942, per il suo tredicesimo compleanno, Anna riceve in regalo un diario, il quale diverrà per lei “Kitty”, l’amica che non ha, alla quale inizia a confidare pensieri ed emozioni.

"È un gran miracolo che io non abbia rinunciato a tutte le mie speranze perché esse sembrano assurde e inattuabili. Le conservo ancora, nonostante tutto, perché continuo a credere nell'intima bontà dell'uomo. Mi è impossibile costruire tutto sulla base della morte, della miseria, della confusione. Vedo il mondo mutarsi lentamente in un deserto, odo sempre più forte l'avvicinarsi del rombo che ucciderà noi pure, partecipo al dolore di milioni di uomini, eppure quando guardo il cielo, penso che tutto si volgerà nuovamente al bene, che anche questa spietata durezza cesserà, che ritorneranno l'ordine, la pace e la serenità.“

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