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La lunga e triste lista di eventi annullati per il coronavirus

di Paolo Mossetti

19 MAR, 2020

Governi e organizzatori non vogliono acuire la crisi sanitaria, e ovunque saltano appuntamenti importanti: dal South by Southwest e il Coachella fino al Ted Talk e all'E3, le vittime eccellenti sono tante

Con l’epidemia di coronavirus che continua a espandersi, apparentemente implacabile, c’è solo uno scenario sul tavolo per i grandi eventi: essere posticipati o cancellati del tutto. L’elenco delle vittime del Covid-19, sotto questo aspetto, si fa sempre più lungo e importante. Una settimana dopo che l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha dichiarato il virus una pandemia, i contagiati ormai sono più di 200mila in oltre 150 paesi, con oltre 8mila morti (l’aggiornamento è di mercoledì 18 marzo). Varie strategie di contenimento dell’infezione procedono sempre più spedite in vari paesi, con gli Stati Uniti, la Spagna, la Francia e l’Inghilterra che hanno imposto nei giorni scorsi forme di isolamento forzato a tutti i loro cittadini, sia pur con vari gradi di restrizioni, seguendo con un certo ritardo la strada già tracciata dalla Cina e – in misura diversa –dall’Italia.

Oltre mezzo miliardo di persone, nel mondo, si ritrovano al momento private di alcune tra le più basilari libertà personali come andare a fare una passeggiata o assistere a un concerto, nel peggiore dei casi, oppure con le scuole e gli uffici chiusi fino a data da destinarsi, e l’invito del proprio governo a starsene a casa e a evitare contatti superflui nel migliore. Questo, però, vuol dire anche che interi settori della società,  dell’economia e della cultura basati sui raduni di gruppi sono stati stravolti in modo irreparabile. Per la prima volta dopo decenni o dalla loro nascita, molti eventi importanti non vedranno la luce a partire da questa primavera.

L’ultima vittima eccellente, in ordine temporale è il campionato europeo di calcio di quest’anno, che per la prima volta doveva svolgersi non in un paese o due, ma in ben 12 città europee diverse: non proprio l’ideale, durante una pandemia. Così Euro 2020 diventerà Euro 2021. Lo ha fatto sapere la stessa Uefa, che ha deciso di spostare il torneo con 55 nazioni che doveva svolgersi dal 21 giugno al 12 luglio di quest’anno alla prossima estate.

In questo modo, la massima organizzazione di calcio a livello continentale vorrebbe regalare un mese per ai vari campionati di calcio nazionali e alla Champions League, già sospesi un po’ ovunque per la quarantena, in modo che possano concludersi (ipotesi tutta da verificare, considerando lo stato di panico generalizzato e di confusione che regna al momento nella guerra contro il virus, e con un numero sempre crescente di calciatori che stanno risultando positivi al tampone).

Nel settore sportivo non si contano gli eventi annullati o posticipati con la speranza che possano riprendere a crisi rientrata. Negli Stati Uniti sono state fermate la Nba, la National Hockey League e la Nfl, così come il campionato di soccer e quello baseball. La celebre maratona di Boston è stata spostata da aprile a settembre 2020, mentre la mezza maratona di New York, prevista per il 15 marzo, è stata cancellata.

I danni nella cultura e nella tecnologia
Per chi non si interessa di sport probabilmente andrà anche peggio, però. In mezza Europa sono chiusi già da una settimana o due i cinema di ogni ordine e grado, i teatri, i laboratori culturali e gli spazi d’aggregazione di ogni genere. Altrove non va meglio, con una moria di festival che non sembra avere fine: a New York è stata posticipata a data da definirsi la rassegna cinematografica di Tribeca, così come il film festival di Praga. In mezzo mondo sono state già cancellate le parate di San Patrizio

L’E3, la fiera più importante al mondo dell’industria dei videogiochi, doveva tenersi a giugno, ma gli organizzatori hanno deciso di cancellarla già la settimana scorsa. Le big tech non vogliono mettere a rischio i dipendenti e ovunque saltano conferenze importanti. La Game Developers Conference di San Francisco è stata rimandata all’estate a seguito delle numerosissime defezioni.

Va malissimo anche per le fiere librarie e dintorni: tra i caduti c’è la più importante di tutte, la London Book Fair, annullata già una settimana fa per il rischio coronavirus che incombeva sugli oltre 25mila partecipanti tra editori, autori e agenti. La fiera di Londra così si unisce al lungo elenco di manifestazioni culturali rinviate o annullate per quest’anno, come il Salone del Libro di Torino, la Bologna Children’s Book Fair, il Salone di Parigi o la Biennale di Architettura di Venezia.

L’annuale conferenza Ted Talk di Vancouver, che doveva avere luogo tra il 20 e il 24 aprile, adesso si terrà soltanto virtualmente oppure sarà posticipata a luglio.  Curiosamente, proprio durante una conferenza Ted del 2015, Bill Gates – che in questi giorni ha annunciato le dimissioni dal cda di Microsoft –  aveva parlato di un “virus sconosciuto” come causa della  della morte di “milioni di persone e di una perdita finanziaria di “3000 miliardi nel mondo“.

Cosa salta nella musica
L’effetto scioccante della crisi sanitaria ha colpito con particolare durezza anche il mondo della musica dal vivo. Il South by Southwest, un festival multimediale molto celebre che si sarebbe dovuto tenere questa primavera a Austin, Texas, è stato cancellato, così come l’importante evento di musica elettronica e house Tomorrowland, programmato per marzo. Il Coachella Valley Music and Arts Festival, uno dei più famosi al mondo, è stato rinviato a ottobre, nonostante il profluvio di sponsor.

Del resto, anche nel paese dal quale ha avuto origine il coronavirus, la musica live è alle corde: una stima fornita a Billboard dalla China Association of Performing Arts evidenzia come solo in Cina e a Hong Kong tra gennaio e marzo più di 20mila eventi musicali siano stati cancellati con una perdita secca di 2 miliardi di yuan, pari a 286 milioni di dollari.

Un disastro, quello dei grandi eventi, accentuato anche dal fatto che diversi settori dell’entertainment come quello della musica o del cinema, si reggono – stante la perdurante crisi delle piccole sale indipendenti e del mercato discografico, con vendite ormai contratte a minimi storici – sull’impatto dei tour o sui grandi numeri dei multisala. Realtà che – come tante altre – potrebbe essere stravolte radicalmente dall’arrivo del coronavirus.

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