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“Sapevo che sarebbe diventato Beato, me lo aveva detto mio figlio in sogno”


Il Santo Padre ha autorizzato la Congregazione delle Cause dei Santi, a promulgare il Decreto, riguardante il miracolo attribuito all'intercessione di Carlo Acutis. Per il giovane, morto a soli 15 anni, si aprono le porte della beatificazione. La madre: “Carlo non è altro che un semplice strumento attraverso il quale il Signore opera per il bene dell’uomo e soprattutto dei giovani”.
di Ida Giangrande

3 marzo 2020

L’ho conosciuta qualche anno fa, in occasione di uno dei nostri dossier sui giovani e la fede. Non avevo mai sentito parlare di Carlo e, quando seppi che era morto di una leucemia fulminante a soli 15 anni, esitai prima di confrontarmi con sua madre, Antonia Salzano. 

Mi aspettavo di trovarmi di fronte una donna affranta, in qualche modo segnata dal dolore e dalla sofferenza e invece ebbi fin da subito la percezione di una madre fiera e combattiva che ha avuto il coraggio di lasciare andare suo figlio verso un destino molto più grande di quanto la ragione umana può immaginare. Da quel momento sono state molte le occasioni in cui ho avuto modo di conoscerla, l’ho intervistata per Radio Maria, durante la trasmissione “Diventare genitori” del 16 maggio 2017 dedicata alla canonizzazione dei pastorelli di Fatima, Francesco e Giacinta. Ho avuto modo di riascoltarla in altre occasioni. 

Non più tardi del mese scorso, il Santo Padre, ricevendo il cardinale Angelo Becciu, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, ha autorizzato il Dicastero a promulgare il Decreto, riguardante il miracolo attribuito all’intercessione di Carlo Acutis, la guarigione inspiegabile di un bambino brasiliano. È la notizia che tutti aspettavamo. Voglio sentire Antonia, per condividere con lei questo momento di gioia e raccogliere le sue impressioni. 

Mi accoglie come sempre, con la disponibilità interiore che deve avere la madre di un santo ed è proprio questa la prima domanda che le faccio. “Come sta vivendo questo momento?”. “Lo scoglio più grande era la commissione medica – mi dice – sul miracolo del bambino la scienza ha certificato una guarigione inspiegabile”. 
Il miracolo è avvenuto su un bambino brasiliano di circa 4 anni con una malformazione congenita grave al pancreas, che era come biforcuto, e gli impediva di ingerire solidi, e lo faceva vomitare spesso con forti dolori. 

I genitori avevano iniziato una novena a Carlo in chiesa assieme ad un sacerdote molto devoto a suo figlio e al terzo giorno, durante la recita della novena, improvvisamente il bambino ha detto che voleva mangiare. Per la prima volta ha potuto ingerire solidi senza vomitare e le indagini ecografiche, fatte subito dopo, hanno rivelato che il pancreas era guarito perfettamente. “Mi aspettavo che sarebbe successo prima o poi – spiega mamma Antonia – Carlo stesso me lo aveva detto in sogno. 

Mi disse che sarebbe stato beatificato e io ho creduto alle sue parole perché da madre, ho avuto modo di toccare la santità di vita di mio figlio. Il giorno del funerale una signora con un tumore e una donna che non poteva avere figli, lo pregarono e sia l’una che l’altra ottennero la grazia.  Piccoli miracoli non riconosciuti di cui è pieno il mondo, perché sono tanti i santi sconosciuti che agiscono su questa terra senza alcun clamore e senza alcuna pretesa di santità: il Cielo ci è accanto ogni giorno attraverso i santi”. 

Le domando che cosa prova ora che la Chiesa conferma ciò che il suo cuore di madre già sapeva. Mi risponde con semplicità: “È un momento di grande gioia. La vita di Carlo è stata luminosa. È un faro nella notte per molti: giovani, educatori e anche molti religiosi. 

A noi non interessa tanto che Carlo sarà beatificato sulla terra, a noi interessa soprattutto quello che pensa Dio di lui. Carlo non è altro che un semplice strumento attraverso il quale il Signore opera per il bene dell’uomo e soprattutto dei giovani di oggi, così disorientati ed esposti a tanti pericoli”. 
“Da mamma di un beato cosa sente di dire alle madri che fanno fatica a gestire i loro figli?”. “Consiglio loro di spendere del tempo con i figli in modo costruttivo. 

Non conta la quantità di tempo, ma la qualità. Gran parte dell’educazione che un genitore dona al figlio sta nell’esempio che gli offre. Se, come adulti ed educatori, siamo testimoni di una vita orientata al Bene, il frutto non potrà mai cadere troppo lontano dall’albero. Bisogna tornare a promuovere la fede come la colonna portante della vita. Bisogna creare occasioni di preghiera in famiglia, recitando quotidianamente il Santo Rosario e soprattutto partecipando alla Messa più sovente, perché senza Gesù non possiamo fare nulla. 

Non si può pensare che con un’ora di catechismo si possa supplire all’educazione che può dare una famiglia. Il genitore che tralascia il proprio compito educativo è responsabile davanti a Dio. I pericoli oggi sono tanti, troppi, penso al web, all’acquisto di smartphone in età non adeguate”.

“Carlo è da più parti invocato come patrono di internet…” le domando. “Sì, per lui internet era uno strumento potente a servizio di Dio” mi risponde.  “Non aveva paura che il lato più oscuro della Rete potesse in qualche modo travolgerlo?” le chiedo dando libero sfogo alle mie paure di madre. “Nonostante conoscessi mio figlio non l’ho mai lasciato solo a navigare in Rete. Io lavoravo da casa e lui era seduto accanto a me con il suo computerino. 

Quando è morto lo hanno analizzato passo per passo e non hanno trovato nulla di compromettente. Il web è una grande risorsa ma nasconde molti pericoli, solo noi genitori possiamo tutelare i nostri figli”.
A causa del coronavirus non c’è ancora una data precisa in cui sarà celebrata la beatificazione di Carlo Acutis. Antonia mi dice che potrebbe avvenire entro l’estate e non mi lascia senza prima avermi raccomandato di pregare. “Sì è vero il mondo è disorientato, ma le potenze del Cielo sono all’opera. Non dobbiamo temere. 

Impieghiamo troppo tempo ad aver paura, dobbiamo occuparci di pregare. Carlo era legatissimo all’Eucarestia, se ne cibava ogni giorno e non si stancava mai di recitare il Santo Rosario. Queste sono le armi che abbiamo a disposizione. Sono armi potenti. Usiamole”.

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