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Coronavirus, dal Consiglio dei ministri via libera al rinvio delle elezioni amministrative: voto previsto tra metà settembre e dicembre

Inizialmente previste per metà maggio, ora si valuta una finestra 'larga' tra luglio e novembre. Sette le Regioni chiamate alle urne - Veneto, Liguria, Campania, Toscana, Marche, Puglia e Valle D’Aosta - e mille Comuni coinvolti

di F. Q. | 20 APRILE 2020

Il Consiglio dei Ministri ha deciso il rinvio delle elezioni amministrative a causa dell’emergenza sanitaria in corso. La questione è stata una delle prime ad essere affrontate nella riunione di oggi: nel testo del decreto è attesa la definizione delle finestre entro le quali ciascuna Regione chiamata al voto potrà indire le elezioni. La finestra elettorale andrà dalla metà del mese di settembre al mese di dicembre. Per le Regioni chiamate a rinnovare le proprie Giunte e i propri Consigli regionali non sarà possibile, quindi, andare al voto a luglio come prevedeva una delle ipotesi in campo, fortemente auspicata da alcuni governatori. Il testo sarebbe stato modificato in Cdm proprio per quanto riguarda le regionali: prevista una finestra che a da settembre a fine ottobre.
Inizialmente la tornata elettorale era prevista per metà maggio: sette Regioni erano chiamate alle urne – Veneto, Liguria, Campania, Toscana, Marche, Puglia e Valle D’Aosta – che ora dovranno riorganizzarsi per l’autunno. Gli organi resteranno perciò in carica per un determinato periodo di tempo. Ci sono inoltre oltre mille Comuni interessati dal rinvio, per i quali resta valido quanto scritto nella bozza circolata venerdì scorso: le amministrative si terranno tra il 15 settembre e il 15 dicembre.

Coronavirus, ipotesi rinvio delle elezioni regionali e comunali. Verso lo slittamento anche il referendum sul taglio parlamentari

Per quanto riguarda le elezioni regionali, alcuni governatori – Liguria, il Veneto e la Campania – premono da giorni affinché ci sia la possibilità di andare alle urne già a luglio. “Se si riparte il 4 maggio non si può dire che non ci sarà nessuno in giro”, ha ribadito ieri il presidente del Veneto Luca Zaia. “Sembra che questa – aggiunge – possa essere la proposta del governo alle Regioni, e le Regioni sono d’accordo. È intelligente anche perché l’Oms ha certificato una nuova ondata di contagio in autunno“. I governatori, sottolinea ancora Zaia, “in ogni caso devono avere pieni poteri, e questi escono solo dalle urne, per gestire la sanità e fare il bilancio, e non è un caso che la sessione canonica per le elezioni sia in primavera”. 

Posizione condivisa anche da Giovanni Toti: “Sulle elezioni insieme ai governatori Zaia, De Luca e ad altri, abbiamo già indicato al ministro degli Interni la data del 12 luglio nella considerazione che se riapriamo il paese non possiamo vietare il voto”. Se l’ipotesi sarà confermata, Toti, Zaia e De Luca potrebbero indire le elezioni il 20 maggio e chiamare i cittadini delle loro Regioni al voto il 12 luglio, la prima data utile. Dal governo trapela un auspicio perché gli enti locali si accordino su una data il più possibile condivisa, una sorta di election day che potrebbe a quel punto includere anche il referendum per il taglio dei parlamentari, ad oggi rinviato all’autunno.

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