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Il virus e gli anziani, una discriminazione intollerabile


Nella sola provincia di Verona sono 73 le case di riposo dislocate quasi in ogni Comune. Appare evidente la loro inadeguatezza a gestire la prevenzione, e soprattutto la cura, nei confronti di un virus sconosciuto.

L’evoluzione della pandemia sta mettendo sempre più in evidenza che gli anziani, soprattutto tra coloro che vivono in case di riposo, rappresentano i più colpiti in termini di decessi di tutti gli altri cittadini. Per cercare di capire perché ciò si verifica, dobbiamo partire dalla qualità dell’informazione ai cittadini.
Innanzitutto, non sappiamo, ad esempio quanti decessi, nell’ambito della cifra generale, si sono verificati nelle case di riposo, perché la Protezione civile non li rende pubblici. 

In secondo luogo, mentre nella prima fase di diffusione si è cercato di attenuare l’influenza del morbo spiegando che in gran parte colpiva più gli anziani in quanto affetti da altre patologie, successivamente la spiegazione si è spostata sulla specifica qualità del virus, più brutale con i soggetti più fragili.
Nella situazione specifica non si è mai adeguatamente chiarito che l’esposizione degli anziani al virus è collegata soprattutto alla loro alta percentuale di ricoverati in case di riposo che, per la  qualità media delle condizioni dei pazienti e del livello di cura e assistenza, rappresentano una oggettiva esposizione dei degenti e del personale di assistenza al contagio.

Le case di riposo sono tante, di dimensione diversa e di gestione pubblica e privata; ad esempio nella sola provincia di Verona sono 73 dislocate quasi in ogni Comune. Appare evidente la loro inadeguatezza a gestire la prevenzione e soprattutto la cura, nei confronti di un virus sconosciuto.
Limitarsi a fare i tamponi e spostare qualche anziano in ospedale risulta del tutto insufficiente. Quando, ad esempio, in una piccola casa di riposo, come quella di Villa Bartolomea nella bassa veronese, si contano 30 decessi con personale di servizio contagiato, e situazioni simili si verificano in altre case analoghe, è evidente che i ricoverati in queste strutture rappresentano un potenziale focolaio di contagio e, come tale, richiede una specifica strategia di intervento e di cura in coerenza con l’articolo 3, comma 2 della nostra Costituzione.

Se teniamo anche presente che questi anziani sono costretti a vivere, e spesso a morire, da soli, senza il conforto dei famigliari, e senza che la loro condizione abbia l’adeguata rilevanza sociale e politica, appare evidente che ci troviamo di fronte a una intollerabile discriminazione da superare.

La responsabilità di questo problema compete alle istituzioni (Regioni, Comuni, Province) e alle Usl che, attraverso progetti comuni devono costruire concrete soluzioni che sottraggano gli anziani  a questa scorciatoia verso la morte.
Luigi Viviani

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