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LA LEGGENDA DEL PETTIROSSO

Si racconta che quando il Signore creò il pettirosso, lo ricoprì di piume grige e marroni: del rosso, neppure l’ombra. Il pettirosso non capiva perché portasse quel nome, visto che le sue piume erano del colore della cenere. Più volte chiese al Signore una spiegazione, ma ogni volta riceveva la medesima spiegazione: “Un giorno capirai il perché. E adesso, prendi il volo insieme alle altre creature del cielo”.

Il pettirosso soffriva per la sua condizione; guardava con ammirazione gli altri uccelli e in ciascuno di loro trovava le qualità che lui non possedeva. Le aquile erano forti e fiere, i pappagalli erano di mille colori, i gabbiani erano bianchi come la neve e la spuma. Lui, invece, era piccolo e smorto.
Mentre si crogiolava in questi pensieri, il pettirosso capitò dalle parti del Golgota. Lì, vide stagliarsi all’orizzonte tre uomini crocifissi.

“Povere creature” sospirò il pettirosso, che aveva un cuore d’oro; poi volò sopra le croci, per vedere se poteva alleviare le sofferenze dei tre condannati in qualche modo.

L’uomo al centro aveva una corona di spine conficcata sul capo: le spine graffiavano il suo volto e lo facevano sanguinare. Quel Crocifisso era Gesù; il pettirosso non poteva saperlo, ma pieno di compassione volle aiutarlo. Senza curarsi dei soldati che circondavano la croce, si avvicinò in volo alla sua corona di spine, le afferrò delicatamente col becco e le tolse, una dopo l’altra.

Nell’estrarre l’ultima spina, dalla ferita uscì un fiotto di sangue che tinse di rosso il petto dell’uccellino. Il pettirosso andò al fiume per lavarsi le penne, ma il rosso rimase.
In segno del suo coraggio e della sua compassione, il pettirosso fu ricompensato con un delizioso piumaggio rosso e, finalmente, volò felice tra le altre creature del cielo.

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