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La Serie A fa i conti con il taglio stipendi


Dopo la Juventus, a causa del blocco del campionato imposto per l’emergenza Covid-19, anche la Roma ha ufficializzato la decurtazione degli ingaggi dei propri calciatori per quattro mensilità. Misure allo studio anche degli altri club, e che potrebbero essere più sferzanti nel caso il campionato non dovesse terminare.

Di Nicola Borghi

Tagliare gli stipendi: unica soluzione

Mentre la Lega è al lavoro per cercare di riprendere il campionato nelle tempistiche e nelle modalità migliori, i club di Serie A sono alle prese con una crisi economica senza precedenti. Lo stop forzato dell’attività agonistica è un duro colpo per le casse delle società, che devono rinunciare agli introiti derivanti dalla vendita di biglietti e da altre attività commerciali. E se il campionato non dovesse concludersi, la situazione sarebbe ancora più dura: bisognerebbe ridiscutere al ribasso le entrate relativi ai diritti televisivi, la fetta più grossa dei ricavi delle società di A. Ecco perché si sta cercando in ogni modo di proseguire e terminare il campionato, fermo da circa quaranta giorni.
Nel frattempo, per rientrare dalle perdite di questo periodo (o, perlomeno, per cercare di ammortizzarle), i club hanno intenzione di chiedere uno sforzo economico ai propri giocatori, per tutelare le casse societarie e garantire lo stipendio a tutti i dipendenti. Qualche società si è già mossa in questo senso, per altre c’è una situazione di stallo, soprattutto dopo l’incontro tra Lega e Assocalciatori di fine marzo che si è risolto in un nulla di fatto: troppo distanti le posizioni, e un accordo comune non si è più trovato. Il tavolo tra le due parti resta aperto, ma gli accordi all’interno dei singoli club vanno avanti e, anzi, sono incoraggiati. Come ha fatto, nelle ultime ore, la Roma.

I calciatori della Roma rinunciano a quattro mensilità

Con un comunicato sui canali ufficiali, la Roma ha reso noto che i calciatori vedranno tagliarsi lo stipendio per quattro mensilità, rinunciando definitivamente a quella di marzo e spalmando sulle prossime stagioni le successive tre (aprile, maggio e giugno) nel caso in cui si tornasse a giocare in estate. La proposta è arrivata direttamente dai giocatori giallorossi e approvata dal presidente Pallotta: “Noi giocatori siamo pronti a riprendere a giocare appena sarà possibile dando il massimo per raggiungere i nostri obiettivi, ma ci rendiamo anche conto che tutto ciò non basterà a far fronte alle conseguenze economiche dell’emergenza in corso. Con la speranza di fare qualcosa che aiuti la Società a far ripartire al meglio il progetto Roma che tutti condividiamo, abbiamo deciso di fare questa proposta finanziaria”, si legge nella lettera inviata dalla squadra.

L’iniziativa dei calciatori della Roma è stata applaudita dal ceo del club giallorosso, Guido Fienga: “Attraverso la scelta spontanea di tagliarsi lo stipendio per il resto della stagione, i giocatori, l’allenatore e il suo staff hanno dimostrato che siamo davvero tutti assieme. Dzeko, tutti i giocatori e Fonseca hanno dimostrato di comprendere veramente cosa rappresenta questo club e li ringraziamo anche per il loro magnifico gesto nei confronti dei nostri dipendenti”. Anche la dirigenza ha rinunciato a una mensilità dei propri compensi, e farà in modo di contribuire in prima persona a salvaguardare lo stipendio dei dipendenti del club. Il risparmio stimato per le casse societarie sarà di circa 50 milioni di euro.

I casi di Juventus e Parma

Una simile decisione l’avevano presa i calciatori della Juventus a fine marzo, primo club di A a muoversi in questo senso. I giocatori bianconeri hanno rinunciato a un mese e mezzo di stipendio, accettando di spalmarsi i restanti due e mezzo nelle prossime stagioni. Anche nel caso dei campioni d’Italia, a fare il primo passo sono stati i calciatori stessi: “Giorgio Chiellini, il nostro capitano ci ha parlato presentandoci la possibilità di aiutare la società in un momento difficile”, ha raccontato Paulo Dybala. “Siamo arrivati alla conclusione che questa fosse la cosa migliore, perché non si sapeva cosa sarebbe successo nei giorni successivi, se si sarebbe tornato a giocare o no. Alla fine ci siamo accordati e abbiamo trovato una soluzione condivisa: era la cosa più giusta da fare in questo momento”. Per la Juventus si calcola un risparmio di circa 90 milioni di euro.

Il Parma, invece, ha scelto di rinunciare alla mensilità di marzo, con un risparmio per la società di circa 4 milioni di euro. Alessandro Lucarelli, ex capitano e oggi team manager dei ducali, ha detto: “Abbiamo parlato con i ragazzi e abbiamo trovato la soluzione di togliere questa mensilità. Abbiamo voluto far da noi e, voglio sottolineare, tutto con assoluta tranquillità”.

La ripresa del campionato, ancora di salvataggio

Nel caso degli altri club di Serie A è ancora tempo di lavori in corso, ma è facile prevedere che ogni club dovrà fare i conti con specifiche misure. Secondo i calcoli della Gazzetta dello Sport, il monte ingaggi lordo della Serie A 2019/20 è di un miliardo e 360 milioni di euro – al netto dei bonus. 

Più i calciatori rinunceranno ai propri stipendi, più i club salvaguarderanno la loro salute economica. In ogni caso, società e giocatori sono in attesa di capire quando, come e se il campionato potrà ripartire. Il ceo del campionato tedesco Christian Seifert ha reso noto, a spanne, a quanto ammonteranno le perdite: 100 milioni di euro se il torneo dovesse riprendere a porte chiuse, 750 milioni se si fermasse tutto adesso. In caso di conclusione regolare del campionato gli introiti dei club, perciò, saranno in buona parte salvi. 

Mancherà, e questo è fuori discussione, la voce relativa al botteghino: le partite dovranno per forza di cose disputarsi a porte chiuse. Se invece non fosse possibile tornare in campo, i club dovranno fronteggiare una crisi ancora più profonda. E sarà inevitabile per i calciatori dover ragionare in termini di misure invasive sui loro ingaggi.

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