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Con gli occhi del Sahel. Prove di schiavitù globale

di Mauro Armanino

 3 Maggio 2020

Vista da qui la disfatta è inspiegabile. La sottomissione post-costituzionale alle autorità costituite, elette, riconosciute e financo ringraziate appare come un paradossale equivoco. Solo decenni di pattuita e accettata sottomissione al nuovo ‘Leviatano’ che si avvale dei mezzi di in-comunicazione ha reso possibile la dimissione alla quale, da lontano, buona parte dell’Occidente sta offrendo al mondo e al Sahel in particolare. La ricostruzione dell’Europa dopo la seconda guerra mondiale, terminata nel ’45 e, di riflesso, del resto del pianeta, non avrebbe dovuto condurre all’attuale genocidio delle democrazie parlamentari in così poco tempo.

Operai, partigiani, sindacalisti, militanti, uomini di Chiesa e responsabili religiosi, attivisti sociali, movimenti di emancipazione femminile, associazioni di difesa dei diritti umani, liberi pensatori e comuni cittadini hanno subito, senza colpo ferire, la sottrazione sistematica, coerente e scientifica della propria dignità. Ridotti a non-persone pensanti, trattati da incapaci di decidere, scegliere e volere sono stati resi soggetti innocui nelle mani della paura della morte, per troppo tempo espunta dal vocabolario simbolico dell’Occidente. Il tutto con relativa poca resistenza anche da parte di chi avrebbe dovuto allertare lo spirito.
Tra i corpi confinati nei campi di raccolta di frutti e legumi, quelli detenuti nei centri di detenzione, identificazione, espulsione e quelli confinati nelle case la differenza è solo apparentemente rilevante. Anche perché il primo e decisivo confinamento è quello mentale, nello spirito, nella testa e poi, da lì, scivolato sui corpi, resi gradualmente e potenzialmente nemici dell’altro.

Di questo le maschere, per un tragico carnevale quotidiano e pervasivo, si sono estese alla vita sociale, ai mezzi di trasporto e soprattutto ai mezzi di pensiero. Quest’ultimo è diventato schiavo ormai da tempo. Bene lo ricordava, a suo tempo, Pier Paolo Pasolini e altri che, come lui, avevano saputo intravvedere il processo crescente di mutamento antropologico che la società, globalizzata, dei consumi avrebbe perpetrato sugli umani. Trasformati in consumatori consumati dal sistema di predazione simbolica del neoliberalismo che ora solo si accingerà a cambiare di abito.
Vista da qui la disfatta è spiegabile. Non si tratta di vane teorie del complotto perché dinnanzi all’evidenza si tratta solo di lasciarsi ferire gli occhi, il fianco e le mani. Un’evidente e inedita sproporzione tra la realtà di una malattia e la reazione alla stessa che ha saputo coinvolgere il mondo conosciuto sotto l’occhio vigile del controllo mediatico. Naturalmente buona parte della gente del Sahel ha sufficienti prove per trattare il ‘Corona’ di invenzione occidentale e passare con disinvoltura da una visione ‘punitiva divina’ ad argomenti molto più interessanti che possono essere ricondotti a una prima e parziale conclusione.
FQ

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