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Gino Bartali, a 20 anni dalla morte il ricordo dell’impresa più bella: il Tour del ’48, “i francesi che s’incazzano” e la guerra civile evitata

Una corsa epica, una vittoria impronosticabile sul beniamino di casa Bobet, il valore sociale di un trionfo sugli sconquassi della società e della politica: la Grande Boucle vinta nel Secondo dopoguerra resta una perla assoluta nella storia del ciclismo mondiale e in quella del nostro Paese, come ha anche ricordato il presidente della Repubblica Mattarella nel ventesimo anniversario della morte del campione

di Giacomo Corsetti

Il 5 maggio 2000 a Firenze è morto Gino Bartali. A 20 anni esatti da quel giorno, ‘Ginettaccio’ rivive nella sua impresa più bella: il Tour de France del 1948, un racconto tra storia e pedali. Il presidente della Repubblica ha ricordato così il ciclista toscano: “Il nome di Gino Bartali, campione e leggenda del ciclismo italiano, è iscritto a grandi caratteri -sottolinea il Capo dello Stato- nella storia dello sport nazionale e rappresenta uno dei simboli dell’Italia del dopoguerra.

La Repubblica lo ricorda, a vent’anni dalla scomparsa, come un atleta di straordinario valore, ma anche come un testimone di quello spirito di solidarietà, di sacrificio, di dedizione che ha rilanciato il Paese agli occhi del mondo. Le imprese di Bartali al Giro d’Italia, al Tour de France, nelle grandi classiche internazionali, hanno suscitato entusiasmo tra gli italiani e rafforzato le loro speranze anche in momenti molto difficili”.
FQ

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