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REGGIO CALABRIA. Coronavirus: chi pensa ai bambini?

REGGIO CALABRIA. Paolo Cicciù, moderatore dell’evento, ha aperto il live Meeting Coronavirus: chi pensa ai bambini? sintetizzando gli obiettivi della rete di Alleanze Educative Reggio Calabria e l’idea di fondo che ha portato a pensare e promuovere l’incontro partecipato e aperto al territorio.

Nel saluto iniziale, è stato ricordato il musicista Ezio Bosso, scomparso poche ore prima, con una delle sue note e apprezzate affermazioni: “bisogna lasciare ai bambini che lo stupore si impossessi di loro”.

Il primo ad intervenire è stato Mattia Emanuele, garante metropolitano dell’Infanzia e dell’Adolescenza, che ha sottolineato l’impegno da parte di tutti per permettere ai bambini di tornare a scuola a Settembre.“Bisogna unire le idee per fare rete sui temi che legano l’infanzia, il gioco, lo sport. Sono importanti le emozioni, quindi, gestire l’emozione per aiutare gli insegnanti, le associazioni, le famiglie.

Per i “neet”, ossia coloro che sono fuori dal mondo scolastico e dal mondo del lavoro, è stata istituita una pagina contenitore sui social Facebook e Instagram “Ho a cuore rete”, dove i bambini, gli adolescenti e le famiglie possono interagire per avere supporto psicologico.” Il secondo intervento è stato del professore Carbone, ufficio scolastico regionale, che ha affermato come la didattica a distanza abbia funzionato sul nostro territorio. Ha visto il coinvolgimento del 70% degli alunni mentre quello dei disabili ha raggiunto il 50%. Alleanza educativa deve interagire con le istituzioni. La prima alleanza educativa è la famiglia.

“Bisogna ripartire con la didattica esperienziale per conoscere il territorio. Il bravo insegnante deve saper perdere tempo, ma deve saperlo recuperare.” Il terzo contributo è arrivato da Antonella Inverno, responsabile nazionale infanzia e adolescenza Save The Children. La dott.ssa Inverno ha dichiarato quanto sia stata importante la crisi per spronarci a ritrovare delle iniziative che aiutino soprattutto le competenze trasversali.

 Save The Children ha lanciato un manifesto per chiedere al governo di mettere al centro i diritti dei bambini e dei giovani. Gli strumenti con “Rischiamo il futuro” sono la riapertura dei centri educativi e ludici. Occorrono nuovi metodi di apprendimento outdoor.  Lucia Piras, psicoterapeuta, ha affermato che la socialità è venuta meno in maniera improvvisa e assoluta. I bambini tutto sommato hanno reagito bene. Ḗ stato un compito difficile per i genitori, che sono diventati tutor, baby sitter, psicologi, animatori. 

Ma quando gli adulti sono fragili, la situazione diventa difficoltosa, esplosiva. “Ci troviamo di fronte ad ansie, disagio relazionale degli adolescenti.  Per alcuni di questi ragazzi la scuola era l’unica realtà relazionale che li spronava. Siamo in una fase di incertezza relazionale. Dobbiamo rinegoziare un nuovo adattamento delle relazioni. Come comunità educante possiamo aiutare le famiglie con un lavoro integrato di rete perché consenta di intercettare la domanda e decodificarla per dare le risposte più adeguate.” Il quito intervento è stato di Eva Nicolò, dirigente scolastico e componente della commissione regionale infanzia e adolescenza.

La prof.ssa Nicolò ha spiegato come la scuola abbia dovuto fare i conti con il suo modus operandi. Si è trovata di fronte ad un diritto costituzionale, il diritto allo studio, che deve essere garantito. Chiaramente nulla può sostituire l’interazione in classe. Questa è stata l’opportunità per i ragazzi. “Io entro a casa tua perché voglio aiutarti”. “La pandemia ci ha permesso di fare quello che Rousseau diceva: “l’educatore deve insegnare a vivere”. Si è realizzata un’alleanza educativa con i genitori che si è concretizzata al di là del patto formale.

Maria Elisa Giocondo, assistente sociale del centro minori “Don Milani”, spiega che per riprogettare la ripartenza occorrono i laboratori all’aperto sulle emozioni, sulla responsabilità e sull’igiene, per fare attività esperienziali.” Il settimo intervento è stato di Francesca Megale, educatrice, gruppo coordinamento associazioni centri estivi e ludoteche città metropolitana, che sostiene che il centro estivo sarà un passaggio per liberare dalla fobia, dalla paura, dalle emozioni negative prima di settembre.

La dott.ssa Megale si è posta una domanda: “Cosa ne sarà dei bambini disabili in estate?” “Dobbiamo essere noi a cercare i bambini, riprenderci le strade, i cortili delle scuole per usufruire di spazi all’aperto.” Ylenia Albanese, logopedista e istruttrice ginnastica ritmica Asd Restart e Francesco Rigitano, scuola calcio etica e libera Gioiosa, si sono soffermati sull’importanza dello sport e sul fare squadra. Ci dobbiamo tutti disintossicare di questa realtà virtuale. Dovremo aiutare i giovani a riprendersi il loro ruolo di sognatori.

Il benessere corporeo e psichico deve essere messo al centro del bambino. I ragazzi devono essere al centro di tutte le nostre prospettive e percorsi. Il meeting si è concluso con l’intervento di Grazia Pellicano, cooperativa Polis Arts e ludoteche Space Party, che ha spiegato come sia fondamentale garantire ai bambini la ripresa delle relazioni. “Dobbiamo essere tutti a fare gruppo per arrivare in autunno ad accogliere questi minori nelle scuole.

Creare, quindi, un team di esperti, per riprendere per mano i bambini e ragazzi, senza dimenticare i disabili e la fascia di età dai 0 ai 3 anni. Lanciamo uno slogan “Monitoraggio degli spazi pubblici e privati da utilizzare durante l’estate per le attività con i minori.”  L’evento, realizzato sulla pagina Facebook di Alleanze Educative, ha coinvolto associazioni, famiglie ed operatori nel campo dell’educazione e dell’animazione.  Sono state tantissime le persone che hanno seguito la diretta ed hanno interagito con la chat, scrivendo spunti di riflessioni e condividendo idee, percorsi e spunti.

La sintesi del Meeting, realizzata dal Coordinamento della rete Alleanze Educative Reggio Calabria, ha portato alla stesura di un documento di proposte partecipate. Le stesse sono già state indirizzare alle Istituzioni e saranno la base da cui ripartire per dare avvio a nuovi e significativi percorsi educativi per i ragazzi e le famiglie del territorio. 

LE PROPOSTE DELLA RETE CONDIVISE DALLE ASSOCIAZIONI:
Rinegoziare un nuovo adattamento delle relazioni. Come comunità educante possiamo aiutare le famiglie con un lavoro integrato di rete perché consente di intercettare la domanda e decodificarla per dare le risposte più adeguate;

Pensare ai bambini disabili in questo periodo e nei prossimi mesi;

Puntare sui centri estivi come strumento di passaggio per liberare dalla fobia, dalla paura, dalle emozioni negative prima di settembre i tantissimi ragazzi del territorio;

Ripensare alle strade, ai cortili delle scuole e dei palazzi come spazi educativi e di relazione all’aperto;

Creare un team di esperti, per riprendere per mano i bambini e ragazzi, senza dimenticare i disabili e la fascia di età dai 0 ai 3 anni;

Monitoraggio e mappatura degli spazi pubblici e privati da utilizzare durante l’estate per le attività con i minori; 

Pensare a laboratori esperienziali all’aperto.

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