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Sandro Petrone morto a 66 anni: addio allo storico conduttore del Tg2


Inviato nei principali teatri di guerra, dal Medioriente ai Balcani, e conduttore dell'edizione delle 13 del Tg2 dal 1997 al 2012, era malato da tempo. Sangiuliano: "È stato un esempio per tutti"

di F. Q.  15 Maggio 2020    

È morto Sandro Petrone, storico conduttore dell’edizione delle 13 del Tg2 dal 1997 al 2012 e inviato di guerra. Aveva 66 anni si e è spento a causa di una grave malattia che tre anni fa lo aveva costretto ad andare in pensione. Un aspetto della sua vita di cui aveva parlato anche pubblicamente. Petrone si era dedicato così a fare il musicista, una delle sue più grandi passioni e nel 2018 aveva pubblicato “Solo fumo”, il suo ultimo album. Aveva lavorato come inviato nei principali teatri di guerra, dal Medioriente ai Balcani.

Il Tg2 gli dedica un tweet mentre per il direttore Gennaro Sangiuliano Petrone è stato “un esempio per tutti” e la sua scomparsa una “grave perdita per il giornalismo“. Cordoglio anche da parte dell’ex direttore di Repubblica Mario Calabresi, che lo ricorda come “un giornalista educato, sensibile e puntuale, che si trattasse di raccontare la guerra o di condurre un tg in studio”, mentre l’Usigrai lo descrive come un collega “orgoglioso e appassionato del suo lavoro. Sempre gentile. Pronto a partire. Un professionista che amava la tv, amava la Rai, credeva nel Servizio Pubblico“.

Per l’Unione sindacale gornalisti Rai Petrone “è stato un volto, è stato una firma. Ed è stato anche un docente per decine di giovani professionisti alla Scuola di Giornalismo di Perugia ai quali trasmetteva la passione e la competenza per la televisione come linguaggio”. Quanto alla sua malattia, prosegue la nota, “non l’ha mai nascosta. Anzi, ha lottato con grinta e determinazione. Ha portato sempre con sé l’orgoglio delle sue origini napoletane, e l’amore per la musica coltivato sin dagli anni ’70 insieme ai migliori interpreti e rappresentanti della musica partenopea. Alla sua famiglia, l’abbraccio delle giornaliste e dei giornalisti della Rai“.

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