Subscribe Us

Coppa Italia, la Juventus in finale


Il calcio riparte senza gol. Niente impresa per il Milan in 10. Juve in finale, ma CR7 è l’ombra di se stesso

Filippo Conticello

12 giugno - 22:57 - MILANO

Ronaldo sbaglia un rigore e i rossoneri restano con un uomo in meno (rosso a Rebic), ma i bianconeri perdono efficacia nella ripresa e rischiano nel finale

Bentornato calcio, bentornata vita dopo troppo dolore. Bentornato pure al corredo di cose che ci è mancato così tanto: rigori, pali, Var e polemiche. E bentornate Juve e Milan: la prima, senza infamia e senza lode, in finale di Coppa Italia; la seconda eliminata dopo una partita sulle barricate e giocata tutta in salita. Alla fine, ne esce uno 0-0 modesto, il più italiano dei risultati: per lo spettacolo rivolgersi altrove, ma non era l’aspetto più importante della serata.

Durante il riscaldamento di Juventus-Milan, le squadre hanno indossato delle maglie con messaggi contro il razzismo. Prima del fischio d'inizio è stato rispettato un minuto di silenzio per le vittime del coronavirus con, al centro del cerchio di centrocampo, un medico, un'infermiera e un'operatrice socio-sanitaria.

Dopo 95 giorni e oltre 34mila vittime, il pallone è tornato a scivolare e, se ci si sforza, tutto sembra (quasi) come prima: è la solita Juve, che produce ma non punge, e il Milan, nobile decaduta con tanti limiti tecnici. Il tutto in un contorno spettrale: non ci sono i tifosi a far festa, ma a inizio partita quei tre operatori sanitari fermi come statue greche nel silenzio, simbolo di tutti gli eroi di questo tempo, sono lì a ricordarci un enorme lutto collettivo: i giocatori, emozionati come mai mentre battono le mani, sembrano averlo capito.

LE SQUADRE—   Poi è solo il campo e le sue sorprese a parlare: il tridente bianconero, mai visto dall’inizio, ha un incastro diverso da quello atteso. C’è Cristiano a far da centravanti, con Dybala alla sua destra e l’imprevedibile Douglas dall’altro lato: Sarri ha in testa Ronaldo in quella posizione da un anno circa, ma l’opera di convincimento finora non aveva mai portato risultati. Il Milan sceglie il trio Paquetà, Calhanoglu, Bonaventura dietro a Rebic, ma è l’atteggiamento differente tra le due squadre a segnare il match. L’occupazione militare della metà campo milanista è, soprattutto all’inizio, imbarazzante: sembra che ci sia solo Juve in campo, con una prima occasione per Douglas al primo minuto e una pioggia di cross. Tutto tranne che noia, con l’arbitro Orsato che ha la possibilità di aggiungere altro pepe: un rigore dato (con Var) e sbagliato, questa sì una novità, da Cristiano, e subito dopo un rosso in faccia a Rebic per una sconsiderata entrata da kung fu sul costato del povero Danilo.

IL CAMPO—   Non che prima avesse dato segni di particolare vitalità, ma in dieci il Milan non può che boccheggiare di più: l’assembramento arretra fino all’area piccola. Col tempo, però, i rossoneri finiscono per togliersi un po’ di ansia e per mettere ogni tanto il naso dall’altro lato. Nel complesso, nel primo tempo il dominio di Sarri finisce per essere tanto evidente quanto sterile: al momento del raccolto, tornano i vecchi problemi. La squadra di Pioli riesce a stare in piedi nella tormenta, è questo è un merito: consapevole dei propri limiti, salva la faccia ma per provare ad arrivare in Europa servirà tutt’altro coraggio. Quello di Romagnoli, ad esempio, che gestisce con lucidità anche le situazioni più delicate. Sarri ha ritrovato la sua squadra a metà del guado, qualificata, promettente ma inconcludente: può godersi un ottimo Bentancur, centrocampista “totale” da mezzala, ma non Ronaldo, che è la controfigura di se stesso. Non tanto per il rigore fallito, ma per qualche appoggio sbagliato di troppo e scatti in ritardo.

QUANTI CAMBI—   Una delle novità del calcio post-covid sarà la possibilità di fare cinque cambi ed è Sarri il primo a usare tutte le potenzialità: dopo un quarto d’ora nel primo tempo ne mischia tre in una volta solo, Khedira-Rabiot-Bernardeschi per Pjanic-Matuidi-Douglas, e a quel punto la squadra diventa più fisica e Benta torna nel ruolo di regista. Leao è il primo cambio di Pioli e, permette di ridare un riferimento nel deserto. Alla fine la qualificazione rimane in bilico fino al ’94: mentre la Juve si spegne dopo tanto palleggio, sotto sotto i rossoneri sperano di fare il più incredibile dei colpacci. No, a Roma ci va la Juve per la finale di mercoledì. Per il primo gol di questo nuovo calcio bisognerà aspettare Napoli-Inter di oggi, ma veder correre 22 giocatori rende tutti già felici.

Posta un commento

0 Commenti