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Tragedia sulla Barletta-Andria, furgone contro bici elettrica: muoiono 3 giovani, indagato l'autista


15 Luglio 2020 ALDO LOSITO

Tragedia sulla Barletta-Andria,  furgone contro bici elettrica con 3 giovani: 2 muoiono sul colpoTragedia sulla Sp170 Barletta-Andria (Foto Calvaresi)
L'impatto è avvenuto all'altezza del distributore della Esso

BARLETTA - E’ morto all’ospedale Bonomo di Andria anche il terzo ragazzo che, in sella ad una bici elettrica travolta da un furgone, viaggiava sulla statale 170 nel tratto che unisce Barletta ad Andria, le due città co-capoluogo della provincia Bat.

La terza vittima è  un 17enne di Andria. Era stato trasportato in gravi condizioni all’ospedale e ricoverato in prognosi riservata, ma non ce l’ha fatta ed è morto per le lesioni riportate nell’incidente.

La tragedia è avvenuta questa mattina all'alba all'altezza del distributore «Esso» in direzione Andria.

Stando a quanto ricostruito fino a questo momento, l’impatto è avvenuto intorno alle 5 del mattino. I passeggeri a bordo del furgone stavano andando a lavorare quando, per cause in corso di accertamento, hanno travolto la bici elettrica con a bordo tre ragazzi. Uno aveva 19 anni ed era di Barletta. Anche l'altro era di Barletta. Il terzo, il 17enne andriese, come detto, è stato inizialmente trasportato in codice rosso all’ospedale Bonomo di Andria dove, purtroppo, è deceduto qualche ora dopo. 

Anche il conducente del furgone è in ospedale per accertamenti, mentre le due persone che viaggiavano con lui sono in caserma a Barletta per aiutare i Carabinieri a ricostruire la dinamica dell’incidente.

L'autista del furgone si è subito fermato per prestare soccorso ai ragazzi. Intervenuti anche gli operatori dell'Anas, che hanno chiuso la provinciale, deviando il traffico sulla complanare.

Avevano passato la nottata in giro tra amici e probabilmente stavano tornando a casa quando, alle 5 di questa mattina, sono stati travolti e uccisi da un furgone sulla statale tra Barletta e Andria, all’altezza di Canosa di Puglia. I tre ragazzi morti, tutti a bordo della bici elettrica, erano due 17enni e un 19enne, tutti di Barletta, due dei quali deceduti sul colpo e il terzo in ospedale ad Andria alcune ore dopo. Sull'incidente procedono per le indagini i Carabinieri di Barletta, coordinati dal pm di Trani Giuseppe Francesco Aiello che nelle prossime ore disporrà le autopsie. Stando ad una prima ricostruzione, la bici elettrica proveniva dal centro di Barletta in direzione Andria. A quel tipo di mezzo non è consentito viaggiare su strade extraurbane come quella percorsa dai tre ragazzi. Forse, ritengono gli investigatori, stavano riaccompagnando a casa uno dei tre in località Montaltino. Nella stessa direzione di marcia viaggiava il furgone, con a bordo tre persone che andavano al lavoro. Il conducente, nella penombra, non avrebbe visto la bicicletta elettrica, che era senza fari, travolgendo il mezzo e i suoi passeggeri.

Viaggiavano probabilmente al centro della strada con le luci spente i tre ragazzi di 17 e 19 anni morti oggi sulla statale 170 tra Andria e Barletta mentre erano su una bicicletta elettrica travolta da un furgone. Una telecamera di videosorveglianza della stazione di servizio che dista pochi metri dal luogo dell’impatto potrebbe aver ripreso proprio il momento in cui il furgone ha colpito la bici. Lo si apprende da fonti giudiziarie.

CORDOGLIO SINDACO BARLETTA - «Non ci sono parole per esprimere il sentimento di dolore per la morte dei tre ragazzi nell’incidente avvenuto stamani sulla statale 170. Ai loro familiari, che stanno vivendo una tragedia immane, giunga il cordoglio mio personale e di tutta la città di Barletta». Così il sindaco Cosimo Cannito commenta l’incidente in cui hanno perso la vita tre ragazzi fra i 17 e i 20 anni, due dei quali certamente di Barletta. Ragazzi «troppo giovani per morire - aggiunge - e per questo voglio dire ai loro coetanei: state attenti, siate prudenti».

«A quell'età - prosegue - ci si sente invulnerabili, forti e non si fa attenzione, ma poi il dolore è grande davanti a una vita spezzata». "Contenere l’esuberanza dei ragazzi è difficilissimo - ha concluso Cannito - ma è necessario dedicare loro attenzione, sempre, perché non ci sono orari o parti della giornata più pericolose o più a rischio di altre, e da parte di tutti, perché tutti siamo responsabili, non solo i genitori di ciascuno. Oggi piangiamo questi tre ragazzi e il dolore, per questo grave lutto, è di tutta la comunità».

INDAGATO IL CONDUCENTE DEL FURGONE -  E’ indagato per omicidio stradale il conducente del furgone che ha travolto e ucciso tre ragazzi che viaggiavano su una bici elettrica sulla Statale 170 tra Barletta e Andria. Le vittime sono Michele Chiarulli, di 19 anni, Giovanni Pinto e Pasquale Simone, di 17, i primi due deceduti sul colpo dopo l’impatto e il terzo morto alcune ore dopo in ospedale.
L’iscrizione nel registro degli indagati, precisano gli inquirenti della Procura di Trani, è un atto dovuto a garanzia dell’indagato, il quale si è dimostrato subito «collaborativo». L'uomo, un fioraio di Trinitapoli che stava andando ad Andria a comprare merce in un mercato con due collaboratori, si è fermato a prestare i primi soccorsi e ha chiamato il 118. Poi si è sottoposto volontariamente agli esami tossicologici i cui risultati ancora non si conoscono. 

LE PAROLE DELL'ARCIVESCOVO - «Sarebbe opportuno rivedere e rileggere la normativa che accompagna l’acquisto e la distribuzione dei nuovi strumenti di locomozione che bene si prestano ad intemperanze giovanili che possono arrecare danno a sé e agli altri». Lo dichiara in una nota l’arcivescovo della diocesi di Trani-Barletta-Bisceglie, monsignor Leonardo D’Ascenzo, commentando «sgomenti» la morte dei tre ragazzi barlettani di 17 e 19 anni avvenuta all’alba sulla Statale 170 mentre erano a bordo di una bicicletta elettrica.

«Tre nostri figli nel pieno della propria adolescenza e ancora agli inizi di un percorso di vita, senza dubbio pieno di promesse e aspettative che è stato repentinamente stroncato - dice il vescovo -. Quanto accaduto richiama il tema dell’emergenza educativa. Un terreno questo non facile, ma nel quale tutti siamo chiamati a dare un contributo disinteressato, che sappia fare intravvedere ai nostri giovani le ragioni e i valori verso i quali investire la propria esistenza, primo fra tutti il dono della vita che va posto al servizio della vita stessa e nella responsabilità verso se stessi e gli altri. Per realizzare ciò - conclude - non abbiamo ricette o soluzioni infallibili, ma la strada giusta e forse più efficace è quella di farci trovare sempre accanto ai nostri giovani, ciascuno nella propria condizione e nel ruolo che ricopre, nel percorso della loro vita, senza desistere».

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