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Sean Connery, i 90 anni del primo (e ineguagliabile) James Bond


Cifra tonda per l’attore scozzese, diventato un’icona grazie al mitico agente segreto: prima di entrare nel cinema aveva lavorato come bagnino, muratore, lavapiatti e persino verniciatore di bare. Poi l’esperienza in Marina, i tatuaggi, l’Oscar, le due mogli e il ritiro a vita privata (da sempre protetta dai riflettori)

25 agosto 2020 di NICOLA BAMBINI

Agente segreto. Chissà cos’ha attraversato la mente di Sean Connery quando gli hanno raccontato il personaggio che avrebbe dovuto interpretare. Per quanto riguarda l’aspetto fisico, nessun problema: nonostante la robusta corporatura (è alto 189 cm, atletico e possente) dimostrava grazia nei movimenti. Inoltre c’era il fattore «incognito», che si legava molto al suo carattere: per tutta la carriera è stato estremamente riservato e ancora oggi – che compie 90 anni e si è ritirato dalle scene – sulla sua vita vige il massimo riservo.

Insomma, James Bond gli calzava davvero bene: è stato il primo a vestirne i panni e tutt’ora – per una larga fetta di appassionati – ne è considerato il miglior interprete. Tra l’altro esiste un’altra bizzarra coincidenza che lega Connery a 007: appena sedicenne, quando lavorava in una drogheria di Edimburgo, portava spesso il latte al Fettes College, la scuola che frequentava l’agente segreto nei romanzi di Ian Fleming. Insomma, tutto sembrava scritto nel destino, anche se all’inizio in pochi avrebbero scommesso sul suo futuro di attore.

Figlio di un camionista e di una cameriera, cresce in un sobborgo della capitale e da giovane prende lezioni di ballo, salvo poi decidere di arruolarsi in Marina. In breve tempo però viene rispedito a casa per colpa di un’ulcera, così inizia una serie di lavoretti per guadagnarsi da vivere: muratore, bagnino, lavapiatti, guardia del corpo, verniciatore di bare e persino modello di nudo all’accademia d’arte. D’altronde ha un fascino magnetico, tanto che nel 1953 va a Mister Universo in rappresentanza della Scozia e si classifica terzo.

È questo il trampolino con cui salta nel mondo della recitazione: dopo alcune piccole parti in spettacoli teatrali, infatti, nella seconda metà degli anni Cinquanta prende parte ad alcune produzioni tv con cui guadagna una discreta notorietà. La svolta professionale arriva nel 1962 quando appunto viene scelto per il ruolo di James Bond: per ben cinque episodi diventa 007, da «Licenza di uccidere» a «Si vive solo due volte», poi – dopo aver mollato per evitare un’eccessiva identificazione – torna solo per «Una cascata di diamanti», nel 1971.

La carriera di Connery però è anche altro: da «Marnie» di Alfred Hitchcock a «Riflessi di uno specchio scuro» di Sidney Lumet, fino alla grani interpretazioni di Guglielmo di Baskerville ne «Il nome della rosa» e del poliziotto Jimmy Malone in «The Untuochables – Gli intoccabili» che gli vale l’Oscar. È la consacrazione: gira una serie di film diventati cult in tutto il mondo, seppur sul braccio destro campeggi un tatuaggio con scritto «Scotland Forever», che testimonia il suo orgoglio scozzese (è stato sostenitore dell’indipendenza)

Un tatuaggio che, proprio come quello dedicato ai genitori, chiede di tenere nascosto. Tutto ciò che riguarda la sua vita privata, infatti, cerca di proteggerlo da riflettori e telecamere: è stato sposato due volte, la prima con la collega australiana Diane Cilento – dal ’62 al ’73 – con cui ha avuto il figlio Jason (53) che a sua volta la reso nonno nel 1997 quando è nato Dashiell. È convolato di nuovo nozze nel 1975 con la pittrice franco-algerina Micheline Roquebrune e di loro, a parte alcune comparsate sui red carpet, oggi si sa poco o nulla.
Vanityfair

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