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Un Patto per la città


Il clima di attesa, di frenesia e di interesse inusitato per la politica che caratterizza Reggio Calabria in questo periodo per un marziano o, semplicemente, per un norvegese avrebbe connotati positivi poiché farebbe pensare a una grande attenzione per la politica stessa e per la città. Alle orecchie di indigeni, smaliziati e con un solido retroterra culturale, tutto suonerebbe come irrazionale, contraddittorio e paradossale. Ricorderebbero, infatti, analoghe situazioni, che si sono ripetute ogni 5 anni, 6 stavolta, lasciando poi delusione, disillusione e la convinzione devastante che votare sia inutile.

Tante problematiche annose restano, infatti, sostanzialmente immutate, anche grazie alla ridottissima memoria di chi vota o alla malafede di chi scarica solo sugli altri la colpa di tutto. Basti pensare al problema indecoroso della spazzatura, che si perpetua da decenni, con poche e rabberciate soluzioni di continuità. Se non ci fossero le foto storiche e la memoria di qualcuno si potrebbe pensare che antecedentemente agli ultimi sei anni, la città fosse un contesto lindo e ordinato. Ricordo, invece, i cassonetti sommersi da sacchetti maleodoranti nel salotto buono della città, davanti alla cattedrale. Ricordo gli stessi cumuli di immondizie in agni angolo della città. Il problema evasori, inoltre, si trascina irrisolto almeno dal 1970

Lo stesso discorso si potrebbe fare per il problema idrico, dovuto a una rete pubblica che fa, letteralmente, acqua da tutte le parti, tranne che in molte case o in determinate ore.

Potremmo parlare di tanti altri problemi che, malgrado le tante promesse reiterate, elezione dopo elezione, sono rimasti insoluti. Ad esempio: 

  1. viabilità caotica e selvaggia, con auto posteggiate senza alcun criterio anche in prossimità di svincoli di accesso alla città, che, a volte, bloccano il traffico o quantomeno lo rallentano in modo esasperante.

  2. Fondi europei non sfruttati o sfruttati male oppure che ci vengono sottratti, nel silenzio generale, per pagare quote latte agli allevatori padani o per altro. Fa rabbia pensare che con essi molti Paesi hanno cambiato volto (Portogallo, Spagna, Irlanda e, ultimamente, la Polonia). Noi ci siamo limitati a fare, prevalentemente, sagre e capannoni, spesso, dismessi.

  3. Strade con buche, a volte voragini, che, anche quando vengono rattoppate, si ripresentano dopo le prime piogge, poiché i rattoppi vengono eseguiti in modo non professionale. Anche quando il manto stradale viene rifatto, come sta avvenendo ultimamente, si ripropone il problema del dissesto, poiché capita sovente, viene spaccato, anche poco tempo dopo l’inaugurazione, per passare tubi o cavi.

  4. Isolamento dal resto d’Italia e d’Europa, per mancanza dell’alta velocità, di un aeroporto autentico con più compagnie e più voli e per l’alto costo dei biglietti di viaggio. Altre realtà, come la Sardegna, invece, usufruisco delle agevolazioni derivanti dalla continuità territoriale.

  5. La sanità allo sfascio e depredata, che costringe migliaia di reggini a spostarsi (con grande difficoltà) verso le strutture sanitarie del Nord, che incassano milioni di euro, per potersi curare adeguatamente.

  6. La fuga dei nostri migliori giovani, costretti a cercare lavoro e valorizzazione in altri contesti italiani o mondiali, anche a causa di: nepotismo, comparaggio e clientelismo, che portano sovente i mediocri e gli ignoranti a occupare posizioni importanti, con le conseguenze del caso.

  7. Turismo che non decolla, malgrado abbiamo luoghi bellissimi e un mare potenzialmente splendido, ridotto, a volte in una fogna a cielo aperto, per la mancanza o l’inadeguatezza dei depuratori

  8. Edifici non ultimati che danno un pessimo spettacolo ai pochi turisti che arrivano. Un mio ex collega genovese, al quale chiesi che impressioni avesse avuto arrivando a Reggio,  mi disse “Sembra una città bombardata”.

  9. Incapacità di sfruttare la posizione privilegiata di Centro perfetto del Mediterraneo.

L’elenco potrebbe essere lunghissimo.

 Ancora una volta, tutto rischia di cambiare senza che nulla cambi. 

Non si può continuare a consentire ad alcuno (a prescindere dal colore politico) di fare il gioco delle tre carte o di puntare alla politica dello sfascio, in cui le contrapposte fazioni, cercano solo di mettere in cattiva luce e in difficoltà la fazione che ha vinto le elezioni, ignorando totalmente le nefaste conseguenze che tale comportamento avrebbe sulla città e su chi ci vive. L’aforisma del marito che si taglia gli attributi per fare un dispetto alla moglie sembrerebbe attinente.

In un periodo di crisi generalizzata, a livello planetario, sarebbe indifferibile un cambio di passo e di mentalità. Continuare, come se nulla fosse, con le fazioni contrapposte, acriticamente, potrebbe significare l’imbocco di una via senza ritorno.

 Occorre, insomma, un patto per la città (Metropolitana di nome e di fatto), che porti tutti a ragionare sul modo di affrontare problemi annosi e su come contribuire, ognuno per le proprie possibilità, a risolverli. Non si tratta di inciuci o di omologazione, ma di ragionevolezza e positività.

Finita la sbornia elettorale, quindi, sarebbe auspicabile che ciascun soggetto, seppure rispettando i diversi ruoli e funzioni (la maggioranza che governi, la minoranza che svolga il proprio ruolo di opposizione, i cittadini che facciano i cittadini) acquisisca un unico punto di riferimento, uno stesso obiettivo: l’uscita da questa emergenza senza fine e lo sviluppo della città. Tenendo presente che, a tal scopo, uno dei principali strumenti dovrebbero essere i fondi europei, da sfruttare in modo pieno e costruttivo. Tuttavia per conseguire questo e altri risultati significativi si dovrebbe fare in modo che ai posti strategici vadano persone di provata competenza e di adamantini comportamenti. 

Mi esprimo come semplice cittadino, che non ha altri interessi tranne il bene della città, che ama. 

Penso di essere credibile, per il mio lunghissimo impegno con e per i giovani e anche per aver mantenuto fede alle mie promesse di non candidarmi, espresse nei due anni in cui ho lottato per la tutela e lo sviluppo dell’aeroporto. 

Di candidati, tra l’altro, ne abbiamo anche troppi (quasi mille), mancano o scarseggiano, invece i Cittadini coerenti, consapevoli, impegnati, responsabili e con autonomia di pensiero. Quelli che non si comportano da tifosi e che, al posto delle deleghe in bianco, usano, ogni volta che sia necessario, un robusto pungolo per mettere i politici e le classi dirigenti con le spalle al muro, di fronte alle proprie responsabilità.


                                Antonino Sergi

                    Presidente dell’Associazione “Neda Kairos”- con e per i giovani


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