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Giornata internazionale degli studenti, la didattica a distanza che ha cambiato alunni e scuola

Alessia Laudati
17/11/2020

Connessi da remoto, al sicuro dai contagi ma scontenti. Per molti alunni a novembre è tornata la didattica a distanza totale, senza alternanza con le lezioni in presenza. Tuttavia se la tecnologia da una parte protegge dai rischi sanitari, dall’altra accentua la dispersione scolastica e il digital divide fino a creare nuovi malesseri. Un quadro della situazione in Italia.

Dad forse, dad no, alla fine dad sì. Diritto allo studio invece valido sempre. L’ultimo anno scolastico è stato quantomeno particolare per milioni di studenti. La cattedra è stata sostituita dall’inquadratura del computer e il rapporto con la classe, l’aula e gli insegnanti, tradotto in pixel. Sono i riti della didattica a distanza, il metodo di insegnamento diventato obbligatorio con l’emergenza di marzo e ritornato al 100% dai primi di novembre per gli studenti delle scuole superiori (su tutto il territorio nazionale), per le seconde e le terze medie delle regioni 'rosse' e per gli universitari (tranne per le matricole che possono apprendere in presenza). Non è quindi più un esperimento, ma una nuova normalità a intermittenza. Cosa sta funzionando e cosa no?

Le indicazioni delle organizzazioni internazionali e le reazioni dei governatori regionali
Mantenere la presenza a scuola e all’università oppure ‘rassegnarsi’ alla dad? I pareri sul tema sono discordanti. Nessuno vuole davvero una lost generation abbandonata nelle fasi cruciali della sua formazione, così come l’ha definita Hans Kluge, direttore regionale per l’Europa dell’Oms. Le misure attuali riguardano 3,5 milioni di studenti ma il ragionamento di molte istituzioni è che se anche la dad non piace, in uno stato di necessità la si accetta. Anche qui però ci sono tante voci diverse. Agostino Miozzo del Cts ha dichiarato al Corriere: “Le scuole chiuse sono la vera emergenza. Dobbiamo riaprirle”. L’ufficio europeo dell’Oms è ancora più chiaro: “Le scuole devono restare aperte fino alla fine”. Stessa direzione per l’Unicef: “Tenere chiuse le scuole dovrebbe essere l'ultima risorsa”.

Tornando all’Italia, i governatori regionali hanno atteggiamenti differenti. Per Nicola Zingaretti e Attilio Fontana la dad è una scelta difficile ma imprescindibile dato il momento. Al Sud la situazione è diversa. Il governatore pugliese Michele Emiliano era stato più tranchant: chiuse tutte le scuole senza le differenze di grado concesse dal dpcm. Il Tar di Bari ha però bocciato l’ordinanza. Ancora più cervellotico lo status in Campania. La Regione passata al colore rosso nel weekend in teoria dovrebbe tenere valida la presenza per le scuole dell'infanzia, elementari e prima media, ma l’ultimo provvedimento del governatore Vincenzo De Luca riapre solo le scuole d'infanzia e prima elementare in presenza.

I rischi: dalla dispersione scolastica al digital divide
Dalla sindrome della capanna che genera paure e ansie nell’uscire di casa, alla possibilità che l’abbandono scolastico faccia da bacino di reclutamento per la criminalità organizzata, fino alla mancanza di strumenti adeguati per connettersi. La dad non è priva di rischi. La Coldiretti lancia l’allarme sul digital divide: nelle aree rurali solo il 68% dei cittadini dispone di connessione a banda larga nei comuni con meno di duemila abitanti. Nel resto del territorio la percentuale arriva al 74,7%. Secondo Save the Children, che ha interpellato un campione di genitori, in Italia la dad ha peggiorato il ritmo scolastico dei figli nel 39,9% dei casi. L’organizzazione segnala inoltre che nel nostro Paese la dispersione scolastica incide sul 15% del totale degli studenti e che oggi il tasso non è ancora sceso sotto il 13,5%. Inoltre il 12,3% dei minori non ha un computer o un tablet in casa per seguire le lezioni a distanza (850 mila minori in termini assoluti), percentuale che arriva al 20% nel Mezzogiorno.

In Italia smottamento demografico, bambini in calo mentre cresce povertà educativa
Gli indicatori di povertà educativa confermano una situazione grave già prima dell'emergenza: nel nostro Paese quasi uno studente al 2 anno delle superiori su 4 (24%) non raggiungeva le competenze minime in matematica e in italiano

Le reazioni degli studenti: il fenomeno no Dad
C’è chi vuole far sentire forte la propria voce anche tra i ragazzi. Il ‘No dad’ è il movimento formato da alunni e genitori che si oppongono del tutto alla modalità da remoto. Il malcontento si allarga e si organizza in tutta Italia con diverse manifestazioni di natura pacifica. Quelle più strutturate e impetuose si sono unite in Schools for Future il cui volto è rappresentato da Anita: un’alunna torinese particolarmente determinata che ha ricevuto anche la telefonata di plauso della ministra Azzolina. Tuttavia, la contestazione per la mancata scuola non riguarda solo le superiori. A Roma il collettivo Link Sapienza porta gli universitari in piazza, con tanto di banco, per esprimere dissenso nei confronti dell’assenza e della chiusura di spazi pubblici dove stare sui libri (le cosiddette aule studio) o da cui connettersi per seguire le lezioni. Asfalto o gradini chiamati "facoltà" o "scuola"; il 2020 ci ha abituato anche a questo.

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